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CorFio - Dall'errore all'Olimpico al gol al Milan, la rivincita di Comuzzo. E ora è incedibile

Il difensore sta crescendo, con la Lazio quel passaggio a vuoto. Ma ora punta alla continuità 

Cadere e poi rialzarsi, il calcio del resto è una metafora di vita. Lo sa bene Pietro Comuzzo, protagonista negli ultimi giorni di un vero e proprio saliscendi: dall’Olimpico al Franchi, dalla Lazio al Milan, dalle aspre critiche per il fallo da rigore commesso su Zaccagni mercoledì contro i biancocelesti al titolo di migliore in campo ieri contro il Milan, in una prova suggellata dal gol dell’illusorio 1-0. Così scrive il Corriere Fiorentino. 

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GERARCHIE. Il 2025 per Comuzzo si era concluso in crescita e ora il difensore viola insegue la continuità e la tranquillità, due componenti che — non solo per propri demeriti — spesso gli sono mancate. Parte del merito va indubbiamente a Vanoli e alle sue scelte: le gerarchie difensive sono state rivoluzionate e hanno direttamente colpito in positivo anche lui, dopo un’estate turbolenta che aveva avuto conseguenze anche sulle prestazioni iniziali e sulla tenuta emotiva del giocatore.

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MIGLIORAMENTO. I margini di miglioramento non mancano. Ieri, sopratutto nel primo tempo, Comuzzo ha sofferto il duello con Fullkrug, un calciatore decisamente abile a prendere posizione e fare lavoro di sponda, come si è visto nelle occasioni in cui Pulisic si è trovato a tu per tu con De Gea. Comuzzo è chiamato a salire in termini di costanza insieme a tutto il collettivo, visti e considerati i 31 gol subiti, sette dei quali dall’85’ in poi, compreso quello di Nkunku, bravo a fare il movimento alle spalle dello stesso Comuzzo e ad approfittare del cattivo posizionamento di Dodò

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NON SI MUOVE. Dopo le ultime tormentate sessioni di mercato, con le ricche offerte prima del Napoli a gennaio scorso e poi dell’Al Hilal in estate, rifiutata in primis dal giocatore stesso la musica sembra cambiata. La Fiorentina lo considera incedibile e vuole ripartire da Comuzzo. E per Comuzzo la maglia viola è ormai diventata una seconda pelle.


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