Con la Juve la partita della speranza: che Vanoli abbia fatto breccia nelle fragili menti del gruppo
Vanoli prova a rianimare una Fiorentina smarrita, chiamata alla svolta. La crisi viola chiede risposte immediate: la Juve è un banco di prova
Si avvicina sempre di più la ripresa del campionato e all’orizzonte c’è LA partita: Fiorentina-Juventus. La più importante per i tifosi viola e non di certo indifferente come vorrebbero farcelo credere per i tifosi bianconeri.
Mai Firenze avrebbe immaginato che la Fiorentina, il 22 novembre, contro gli acerrimi rivali, sarebbe andata a caccia della prima vittoria in campionato della stagione e di punti cruciali per la salvezza. La realtà è davvero dura da accettare, ma la piazza ha dovuto digerire il fatto che l’unica cosa che conta è portare punti in cascina per arrivare a quota 40 il prima possibile. Perché quando le stagioni prendono questa piega non è affatto scontato che si raddrizzino con un colpo di bacchetta.
Di certo qualcosa andava cambiato, dopo quattro mesi di gestione Pioli che definire disastrosi vorrebbe dire fargli un complimento. Paolo Vanoli ci ha tenuto, fin da subito, a sottolineare il concetto espresso nel paragrafo precedente: la Fiorentina è ultima, non ha ancora vinto in A, deve pensare solo a salvarsi e soprattutto deve prendere seriamente questo obiettivo, non pensando che sarà una passeggiata solo perché l'organico era stato costruito per stazionare in ben altre posizioni. Questo è il compito più difficile che spetta al nuovo tecnico. Ancor più delle questioni tecniche, tattiche o fisiche. Riattivare un gruppo di giocatori che ora non ha più scuse. Perché l’avventura di Pioli alla guida della Fiorentina è stata una Caporetto, ma ora che il comando è passato a un altro la squadra DEVE dimostrare il proprio valore. Che, ovviamente, non rispecchia l'attuale ultimo posto in classifica.
Certo, per voltare pagina sarebbe stato meglio partire con un calendario più morbido. Invece, al rientro dalla sosta la Fiorentina affronterà in sette giorni Juventus, AEK Atene (in Conference) e Atalanta, quest’ultima in trasferta e con l’ex Palladino in panchina. La sfida contro la Dea è in programma domenica 30 novembre, l’eventualità da scongiurare è quella di arrivare a dicembre senza ancora aver trovato una vittoria in campionato. Ipotesi tutt’altro che remota, visto le condizioni in cui versa la squadra e il valore delle prossime avversarie. Successivamente il calendario di Serie A si addolcisce: i viola affronteranno in serie Sassuolo, Verona, Udinese, Parma e Cremonese (nel mezzo le sfide di Conference con Dinamo Kiev e Losanna). Partite più abbordabili, sulla carta, ma ogni risultato negativo che si accumula finisce per appesantire ulteriormente il già gravoso carico di negatività che è sulle spalle della Fiorentina. I giocatori giocano già da settimane con la paura addosso, ogni match in cui non arriva la vittoria c'è il rischio che questa
Per questo, mai come in una situazione così drammatica, la prossima partita è la più importante. Non conta se davanti c’è una squadra forte come la Juventus di Spalletti, che ha i suoi problemi ma che sono infinitamente meno gravi di quelli che si vivono al Viola Park. L’arrivo in panchina di Vanoli è stato fatto perché serve una scossa. Col Genoa qualcosa si è visto, ma il tecnico ha avuto davvero troppi pochi giorni per incidere sul serio.
Ecco che LA partita, quella coi bianconeri, diventa la partita della speranza. La speranza che questa squadra, al rientro della sosta possa trovare compattezza, intensità, ordine in campo. Qualche idea semplice ma che risulti efficace. Purtroppo, la bacchetta magica non esiste. Dobbiamo affidarci alla speranza che il nuovo allenatore faccia breccia nelle menti di un gruppo le cui fragilità, oggi, non sembrano potere aver fine.
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