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Carpe Diem: una qualificazione europea per congelare i processi e gli scenari futuri

Carpe diem, quam minimum credula postero: Letteralmente, “cogli l’attimo, senza affidare le tue speranze al domani”. Forse scomodare uno dei versi più famosi di Orazio può sembrare eccessivo, ma rende abbastanza bene per illustrare il momento della Fiorentina, intenta e prossima a una sfida di Europa League che vale, e non è retorica, una fetta importante se non decisiva di stagione.

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Già, una stagione fatta di un’oscillazione continua tra depressione (come in questi giorni post sconfitta di San Siro con il Milan) e euforia, di alternanza tra aspettative e frustrazione per una realtà negativa. Una stagione in cui un filotto semipositivo viene susseguito da battute di arresto pesanti, o comunque, difficili da accettare.

Ecco allora che mai come adesso conta il presente, ossia una gara di ritorno da affrontare con un piccolo ma invidiabile vantaggio.

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Un vantaggio maturato con sofferenza e cinismo in Germania, laddove è stato scritto un pizzico di storia, e che adesso dovrà essere difeso in un Franchi pronto, nuovamente, a indossare l’abito buono, quello delle grandi notti europee.

Sì perché guardare al presente e all’Europa League significa anche concentrarsi e focalizzarsi sull’unico obiettivo rimasto, per quanto difficile. Sull’ultimo treno spendibile, dopo che quello che porta alla rincorsa in campionato sembra essersi fermato, bruscamente e quasi definitivamente, nella gara persa a Milano.

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Guardare al presente e al Borussia significa però, al di là dei semplici ma fondamentali aspetti tecnico-sportivi, congelare momentaneamente i processi mediatici, i capi di imputazione, tutti gli scenari futuri che si sono manifestati ogni qual volta la Fiorentina è incappata in una giornata storta, in una prova opaca.

Ogni qual volta ha fallito un appuntamento. Processi e considerazioni giusti, legittimi, ma per certi versi, immaginabili a inizio anno. Perché che l’idillio tra Paulo Sousa e la Fiorentina fosse finito da tempo lo si sapeva senza necessariamente passare dal ko con l’ex Montella.

Perché la perdita di Gonzalo a parametro zero, con distanza considerevole tra le parti, la si era intuita già dai primi colloqui di Novembre. Perché che questo gruppo sia alla fine di un percorso insieme era un qualcosa di preventivabile.

Perché che gli acquisti di questa estate fossero delle integrazioni funzionali lo si era detto fin dall’inizio, visti gli esborsi economici con i quali sono stati effettuati. Diverso, invece, è il discorso relativo a Bernardeschi, al suo rinnovo con adeguamento a 2 milioni dell’ingaggio e clausola da 60-70 milioni: un segnale importante, considerevole, un riconoscimento del talento di Carrara come centro e fulcro del nuovo ciclo.

Indipendentemente dall’allenatore, dal profilo, dal modulo e dal sistema tattico.

Scenari futuri che avremo tempo di documentare e commentare. Adesso conta il presente, il Borussia e l’Europa League. Alla ricerca di un’altra grande notte europea.

Notti a cui, nonostante tutto, in questi ultimi anni tutta Firenze e tutto il tifo viola si è abituato.

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