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Calendario e allenatore, primi indizi di un futuro (ad oggi nebuloso) che è già presente

Per la Fiorentina inizia il domani. Grosso, calendario e rifondazione. Risalire le gerarchie non sarà semplice né immediato

E’ tempo di archiviare il passato e ‘tornare al futuro’ per la Fiorentina. La stesura dei calendari della prossima stagione e la nomina di Fabio Grosso come nuovo allenatore sono i primi indizi che il domani è già all’ordine del giorno. 

IERI E OGGI. Che per il presente ci sia da dover fare i conti col disastroso operato recente è ormai cosa nota. Le parole di Joseph Commisso lasciano il tempo che trovano, non possono tranquillizzare una piazza che quella tipologia di discorsi e concetti li ha già sentiti e ri-sentiti. I fatti dicono che si può vincere o entrare in circuiti virtuosi anche senza infrastrutture. Servono competenza sportiva e gestionale, aree in cui la Fiorentina si è mostrata lacunosa. Qui non ci sono stati i Sartori, i Tony D’Amico, i Manna e i Giuntoli. La proprietà ha speso, male, molto male. Ma lo ha fatto dal primo giorno, non ha mai pensato di cambiare rotta affidandosi ad un altro dirigente e, per la proprietà transitiva, è colpevole come l’ex ds della rovinosa caduta nelle gerarchie del calcio italiano. Ma adesso c’è Paratici. Tocca a lui rimettere la Fiorentina in ordine, non solo a livello economico ma anche sportivo, prima, per poi riportarla in dimensioni più consone. La sensazione è che il percorso non sarà immediato. 

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DOMANI. Si intrecciano concetti di ieri, oggi e domani soprattutto in questo. Le prospettive che molti si auguravano potessero da subito rilanciarsi con l’arrivo di un top manager, infatti, non corrispondono ad una linea guida societaria da all-in. Non si può far finta di niente, la Fiorentina ha buttato un sacco di milioni, soprattutto un anno fa. Gli introiti caleranno, c’è un monte ingaggi da zona Europa con alcuni stipendi ‘folli’ e mai corrisposti a nessuno in precedenza (De Gea, Kean, Gosens etc), una lista enorme di esuberi da piazzare e una lunga serie di minusvalenze da mettere in conto. Una situazione che si è generata negli anni e con cui c’è da fare i conti. 

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GROSSO. Intanto arriva Grosso, che non è Sarri, Iraola, Glasner, Maresca o altri nomi più altisonanti che Paratici aveva provato a sondare. Tra chi ha detto ‘no grazie’, voci e rumors vari, la scelta è ricaduta su un allenatore che Paratici conosce, di cui si fida e a cui affida la risalita tecnica della Fiorentina. Oggi l’appeal di questo club non è lo stesso che gli competerebbe per storia e tradizione. Grandi nomi possono arrivare solo se stra-pagati. Dopo il flop Pioli e per la situazione descritta in precedenza, era difficile aspettarsi qualcosa di diverso da un tecnico emergente come Grosso. La speranza è che possa seguire le orme dei vari Italiano e Palladino, magari evolvendosi nei momenti in cui serve un qualcosa in più.

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LINEE GUIDA. Il summit in Usa di Paratici-Ferrari servirà a chiarire ulteriormente le linee guida della dirigenza in questo calciomercato. Ma i primi segnali sono abbastanza chiari: reset, soprattutto per chi ha ingaggi sopra il livello attuale della Fiorentina. Il futuro sta nascendo adesso, ma si lega ad un passato che ha presentato il conto nell’oggi. Chi si aspettava investimenti da 200-300 milioni, così, può riporre le illusioni. La Fiorentina ha speso, ‘tanto’, ma male. Serve ritrovare equilibrio economico e gettare nuove basi sportive. Poi si vedrà. La speranza, va da sé, è che si possano bruciare le tappe. Per farlo, però, servirà un miracolo come fecero Pradè-Macia nel primo anno di Montella. Palla a Paratici. 


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