Atta, il centrocampista che rompe gli schemi: ecco perché la Fiorentina ha battuto il record di spesa per lui
L’ultimo (e inaspettato) colpo di mercato della Fiorentina è un prospetto elettrizzante: dribbling, estro e creatività nel suo repertorio
Non è un regista classico, non è una mezzala da inserimento e nemmeno un trequartista. Arthur Atta è uno di quei centrocampisti difficili da incasellare, ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui la Fiorentina ha deciso di investire una cifra di base tra i 25 e i 30 milioni di euro su di lui: l’acquisto più oneroso della storia viola, se i bonus verranno raggiunti. Un colpo di mercato improvviso, a fari spenti, che può significare molto per le ambizioni future della squadra e per la forma che prenderà il centrocampo voluto da Grosso per la sua Fiorentina.
LA STAGIONE DELLA CONSACRAZIONE. Reduce da una stagione di crescita esponenziale con l'Udinese, il francese classe 2003 si è imposto come uno dei profili più intriganti della Serie A. I numeri raccontano di cinque gol e quattro assist, ma sono soprattutto le sue caratteristiche a renderlo speciale: Atta è un centrocampista che vive di conduzioni palla al piede, capace di trasformare una situazione apparentemente statica in un'azione offensiva semplicemente saltando il primo avversario. È stato uno dei migliori del campionato per dribbling tentati e riusciti tra i centrocampisti, un dato che fotografa bene la sua identità tecnica: il francese si è classificato al 4° posto assoluto in campionato con 121 tentativi e 63 dribbling completati, registrando un tasso di successo del 51,2%. Con i suoi 189 centimetri abbina struttura fisica e coordinazione, una combinazione non così frequente. La sua corsa può sembrare quasi scomposta, ma nasconde grande controllo del pallone e un'ottima capacità di proteggere la sfera. Non punta tanto sulla velocità pura quanto sulla lettura degli spazi, sull'uso del corpo e sulla capacità di cambiare ritmo nel momento giusto.
CRESCITA. Ma dietro queste qualità tecniche c'è anche una storia particolare. Nato a Rennes nel gennaio 2003, Atta racconta di essere cresciuto con il pallone tra i piedi fin da bambino. Prima il giardino di casa, poi le partite in strada, dove ha sviluppato quella creatività e quella spensieratezza che ancora oggi caratterizzano il suo modo di giocare. In un'intervista alla Gazzetta ha spiegato di non aver mai immaginato un futuro diverso dal calcio: «Sono nato con il pallone accanto», ha raccontato, ricordando come il gioco fosse parte della sua quotidianità fin da quando era piccolo: «Ce l’avevo in camera da letto mentre ero ancora nella culla. Ho sempre voluto fare il calciatore, appena mi sono tirato su in piedi ho cominciato a giocare nel giardino di casa, da solo o con gli altri bambini. Me l’hanno chiesto tante volte, cosa avrei fatto se non fossi diventato un calciatore, e ho sempre dato la stessa risposta: non ho mai pensato di fare altro nella vita». Anche i suoi riferimenti calcistici spiegano molto del suo stile. Da bambino il suo idolo era Yoann Gourcuff, fantasista elegante e raffinato (con un breve passato nel Milan), che Atta ha potuto ammirare quando ha indossato la maglia della sua squadra del cuore, il Rennes. Mentre osservandolo giocare qualcuno ha azzardato paragoni con Paul Pogba, Ryan Gravenberch e perfino Jude Bellingham e Zinedine Zidane. Accostamenti importanti, ingombranti perfino, che Atta ha sempre accolto con equilibrio, preferendo concentrarsi sul proprio percorso piuttosto che sulle etichette.
DUTTILITÀ. Nell'Udinese di Runjaic è diventato progressivamente un punto di riferimento della costruzione del gioco. Non era raro vederlo abbassarsi fino ai difensori per ricevere il pallone e guidare la risalita della squadra con le sue progressioni, invece di limitarsi al semplice passaggio orizzontale. Una qualità che permette di superare il pressing avversario senza dover ricorrere sistematicamente al lancio lungo. Dal punto di vista tattico offre inoltre una notevole duttilità. Può giocare da mezzala in un centrocampo a tre, da interno in una mediana a due e, all'occorrenza, anche in una posizione più avanzata grazie alla sua predisposizione ad accompagnare l'azione. Lo stesso Atta si è sempre definito un centrocampista "polivalente", disposto ad adattarsi alle esigenze dell'allenatore.
Naturalmente ci sono ancora margini di crescita. La continuità nell'ultimo passaggio, la scelta della giocata negli ultimi trenta metri e l'incidenza realizzativa possono migliorare ulteriormente. Ma a 23 anni il potenziale resta enorme e la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Atta porta in dote qualcosa che negli ultimi anni è mancato spesso al centrocampo viola: la capacità di rompere le linee con una giocata individuale, trasformando una situazione statica in un'occasione offensiva. È questa, probabilmente, la caratteristica che più interessa alla Fiorentina e a Fabio Grosso.
«Il calcio è libertà, è ancora un gioco», ha dichiarato: una vera e propria filosofia che ci dice molto sulla personalità e sulla stoffa di questo ragazzo.


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