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AEK Atene, l'allenatore Nikolic: «Un giorno mi vedo su una panchina di Serie A»

Il tecnico dei greci si è raccontato dopo aver battuto i viola: «Jovic è stata una mia richiesta. Tra gli altri ho lanciato anche Tomovic»

L'allenatore dell'AEK Atene Marko Nikolic, dopo aver battuto la Fiorentina al Franchi, ha rilasciato un'intervista a TMW. Questo un estratto delle sue parole: «Ho cominciato ad allenare nelle giovanili che ero poco più che ventenne, a 29 anni poi sono arrivato a guidare una prima squadra, al Rad. Le cose sono andate bene da subito, abbiamo vissuto una bella stagione riuscendo a promuovere tanti giovani talenti, che poi sono stati rivenduti a grandi club europei. Qualcuno è arrivato anche in Italia, vedi per esempio Tomovic».

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Un'altra rivelazione curiosa riguarda un'interesse nei suoi confronti del Parma, quando il suo attuale direttore sportivo Ribalta lavorava per il club emiliano: «C'erano voci, qualche chiacchiera, è vero che abbiamo un gran bel rapporto. Devo dire però che non ha mai spinto per avermi a tutti i costi da qualche parte, è stata una cosa successa nel momento in cui doveva accadere. E mi auguro che la collaborazione possa proseguire in futuro. Parma? Probabilmente sì, avevano pensato alla cosa quando stavo lasciando la Lokomotiv Mosca».

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E' stato lui in estate a richiedere l'acquisto di Luka Jovic: «E non perché è serbo come me, ma per una questione di qualità. Ci ho parlato e gli ho detto: per tutta la carriera sei stato 'il Giovane Luka', ora è il momento di avere una grande parte, un ruolo principale nel team. Lui può essere protagonista e crescere, anche come persona. Vorrei che la squadra dipendesse dalle sue prestazioni, che senta la responsabilità sulle sue spalle di dover giocare o gni partita per la squadra, da leader. Io credo che ce la faremo, è davvero un bravo ragazzo, fino a oggi gli è mancata l'occasione di essere l'elemento principale».

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E chissà se un giorno lo vedremo su una panchina di Serie A: «Un po' di italiano lo parlo ancora, l'ho studiato per 4 anni da giovane e potrei riprendere in mano la lingua in modo da poter comunicare nel giro di qualche mese. E devo dire che la cultura italiana ha avuto una forte influenza nella mia gioventù, guardavo per esempio 'La Domenica Sportiva' e tutto il calcio che arrivava dall'Italia, oltre che quello inglese. Perché no... Se dovessi guardare ai top-5 campionati, in cima alla mia lista ci sarebbero Italia, Inghilterra e Spagna. Li vedo paesi in cui il mio stile da allenatore si può adattare meglio. L'importante è sempre avere un certo progetto, non è una questione di arrivare in Italia e basta, ci vuole il giusto abito per inserirsi al meglio, magari stabilizzandosi per un lavoro a lungo termine».


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