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A Vanoli quel che è di Vanoli: nel 2026 ritmo (quasi) da Europa. La Fiorentina ora ha un senso

Il pari contro l'Inter dà fiducia e una parvenza di continuità prima della sosta. Nella volata finale c'è da difendere quanto costruito fin qui

C'era concretamente il rischio di buttare via tanto di ciò che era stato conquistato nelle ultime settimane. Gli effetti del passaggio del turno in Conference e soprattutto la vittoria di Cremona. Invece il pareggio contro l'Inter, dopo la vittoria a sorpresa della squadra di Giampaolo che ha ritirato in ballo diverse squadre per la salvezza, dà alla Fiorentina autostima e certezze, consapevolezza e coraggio. Giocarsela a testa alta contro la prima della classe, reagire ad un avvio shock, meritare anche più di un punto contro chi voleva provare ad 'ammazzare' il campionato. Insomma, finalmente si va alla sosta (l'ultima stagionale) con qualche sorriso e diversi aspetti positivi da cullare e proteggere. Da cavalcare, soprattutto, nella volata finale di aprile.

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UN SENSO. La Fiorentina, finalmente, ora ha un senso. Cinque risultati utili consecutivi tra campionato e Conference (sì, prendiamo anche lo 0-0 con il Parma perché riletto ora ha un altro significato) dicono di una squadra un po' meno imprevedibile rispetto ai mesi scorsi. Superati i passaggi pesantemente a vuoto contro Jagiellonia (il ritorno) e Udinese, in cui era stato rimesso in discussione tutto per due prestazioni per aspetti diversi inaccettabili, la squadra di Vanoli ha saputo ricostruirsi un proprio destino. Mettendo da parte azzardi tattici (vedi Udine), puntando sulla crescita dei singoli (Parisi, Ndour, Brescianini, Dodo, oltre a Fagioli) e sul recupero di alcuni pezzi (Kean e Gosens, in attesa di Solomon dopo la sosta). Un mattoncino contro il Parma, che pure aveva fatto storcere il naso ai più (giustamente). Ma l'importante è che da lì la Fiorentina sia riuscita a costruire qualcosa di positivo. Anche se ovviamente vedere cosa ha combinato il Parma nelle successive due partite ha fatto arrabbiare parecchi tifosi. Ma tant'è. È sempre stata la Fiorentina la peggiore avversaria e incognita di sé stessa, e se quanto meno ora questa squadra riesce a mettere in pratica (più o meno) ciò che vuole fare, è già un passo avanti.

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PICCOLO VANTAGGIO CONQUISTATO. Ci sarà ancora ovviamente da soffrire. Stare con l'elmetto, testa dentro al carro armato. Le parabole si sprecano. Due punti di vantaggio su Lecce e Cremonese sono un distacco troppo risicato per considerarsi già fuori dai guai. Sarebbe un errore imperdonabile, l'ennesimo di questa disgraziata stagione. Ma la speranza è che la Fiorentina non cada nella presunzione e nella superficialità del recente passato. Speranza ma con spiragli di realismo, perché almeno ora questa squadra sembra consapevole della situazione. Il resto sta venendo di conseguenza. E finalmente sta facendo breccia anche Paolo Vanoli. Che più volte era sembrato non tanto aver perso di mano la squadra, ma non riuscire a far capire le proprie idee e i propri messaggi. Nelle conferenze e nelle risposte del campo. Ma i risultati, piano piano e con tanti alti e bassi, stanno dando ragione al tecnico ex Toro e Venezia. Che poteva fare di più, meglio o diversamente tante cose, agire più in fretta in certe situazioni e togliere la Fiorentina un po' prima dalla zona rossa. Ma la situazione che ha ereditato era probabilmente più drammatica (sportivamente parlando) rispetto a quanto dicesse la classifica (già terribile di suo a inizio novembre).

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I NUMERI. A Vanoli quel che è di Vanoli, insomma. Che magari non sarà il tecnico dei sogni per i fiorentini né quello del futuro per un'immaginata ripartenza. Ma i numeri intanto sono dalla sua parte. Sempre considerando dove e come ha preso questa squadra, sia chiaro. In 20 partite sotto la sua gestione la Fiorentina ha fatto 25 punti. Media non esaltante (1,25 a partita) ma sufficiente per registrare 12 punti in più rispetto alle rivali salvezza in questo intervallo di gare. Con 28 gol fatti e 28 subiti in campionato. Un trend da metà classifica insomma (a -3 punti dalla Lazio che sarebbe 8° considerando queste 20 partite), non da retrocessione almeno. Non solo, perché dicevamo che Vanoli ci ha messo tempo ad entrare nella testa dei giocatori e trovare una quadra ad un gruppo allo sbando. Da quando ha cambiato modulo (trovando la prima vittoria) contro l'Udinese a dicembre (5-1), la Fiorentina ha fatto 23 punti in 15 partite (media 1,53), solo un punto in meno della Roma che sarebbe 7° in questo parziale. Anche nel nuovo anno solare, 2026, la Viola ha un ritmo quasi da Europa: 20 punti in 13 giornate, 8° parziale con 1 punto in meno della Roma e 2 della Juve.

REAGIRE INSIEME. Questi i numeri spiccioli. Ma la sensazione che dà la Fiorentina va oltre. Niente di trascendentale, sia chiaro. Perché restano amnesie diffuse, rischi presi, marcature larghe o larghissime. Così come i passaggi a vuoto e le perplessità diffuse durante il percorso. O i cambi dell'allenatore che hanno fatto più volte discutere (in realtà anche quando ha avuto ragione lui, ma questo è uno sport diffuso in tutto il mondo pallonaro). Ma ora è una squadra che sa reagire, un gruppo che lotta insieme, che sa quanto meno come stare in campo. Se Parisi è l'uomo-copertina del ciclo-Vanoli, per dedizione e attaccamento in un ruolo inedito, Ndour è l'altra bella faccia di un ragazzo (giovane, ha 22 anni) in grande crescita. Mentre Fagioli sta passo dopo passo completando la metamorfosi in regista. «Mi sono convinto che questo deve essere il mio ruolo», ha espressamente detto Nicolò dopo l'Inter, prendendosi altri complimenti oltre all'incredulità di tanti per non essere stato chiamato da Gattuso. Anche Brescianini ora sta dando una mano, Piccoli ha dato qualcosa, Ranieri è stato recuperato, così come Dodo che è tornato a sprigionare la sua velocità in fascia. Tanto ancora da fare? Sì, senz'altro. Ma la Fiorentina sicuramente c'è per il rush finale.

LA VOLATA FINALE. Otto partite di campionato dopo la sosta. Ad aprile Verona al Bentegodi, Lazio in casa, Lecce in Puglia e Sassuolo al Franchi. Prima di maggio che metterà in fila Roma (fuori), Genoa (casa), Juve (fuori) e Atalanta (casa). Nel mezzo il pensiero stupendo, il sogno proibito (o forse no) della coppa europea. I quarti con il Crystal Palace, dopo la sosta, saranno una doppia sfida tutta da vivere per rincorrere un inaspettato finale di stagione. In mezzo a partite vitali in campionato, ma con la consapevolezza di aver almeno trovato una strada. È già qualcosa.


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