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Viola reattiva (e fortunata): una vittoria di coppa che espone i difetti, ma rompe anche i tabù

Una prestazione in coppa che ha esposto i soliti difetti della Viola, ma ha pure mostrato una squadra che sa reagire

La Fiorentina è reduce da una vittoria in Conference che ha messo in evidenza i difetti della squadra, ma che curiosamente ha anche rotto dei tabù, scongiurando dei leitmotiv che troppo spesso si ripresentano in stagione. Il Rakow è una squadra ben organizzata, che è venuta a Firenze a giocare il suo calcio attendista e reattivo. Vanoli ha risposto col solito 4-3-3, rimaneggiato ma non così pesantemente come ci si aspettava, e i suoi hanno dato segnali incoraggianti.

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CARATTERE. Una prestazione di carattere, non perfetta ma tutto sommato convincente per la Fiorentina, che ha trovato di fronte un Rakow ben schierato e compatto nel suo iper-difensivo 5-4-1. Sappiamo quanto certe squadre che difendono basse sappiano mettere in crisi la Viola, esponendo i nervi scoperti e tutte le magagne del caso. Basta riguardare la partita di domenica scorsa contro il Parma, in cui i gigliati non sono riusciti a sbloccare il risultato nei 90’ più recupero. Era chiaro che i polacchi sarebbero arrivati a Firenze preparando una gara di pura reazione, cercando di limitare i rischi in vista del ritorno.

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REAZIONE IMMEDIATA. Quando i polacchi sono riusciti a trovare il vantaggio con il loro bomber Braut Brunes, in molti si saranno preoccupati pensando alla difficoltà quasi cronica della Fiorentina di rimettere in piedi gare in cui passa in svantaggio: il canovaccio sembrava essere il solito, a maggior ragione contro una squadra così chiusa difensivamente. Invece i viola hanno risposto subito con la perla di Cher Ndour (altra eccezione che occorre sottolineare: non sempre si vedono gol da fuori area, perlopiù di questa fattura). Una reazione immediata che non si vede spesso, se non quasi mai, da parte di questa squadra. Il gol sembra aver “resettato” la partita, oltre a impreziosire una buonissima prestazione del centrocampista italiano, migliore in campo assieme a Parisi, altra risorsa importante della squadra.

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(S)FORTUNA. Guardando agli episodi, la Fiorentina non è stata neppure aiutata dalla sorte, con ben due traverse: quella colta da Comuzzo, nel primo tempo (con la palla rimessa in gioco da Ranieri che però era già uscita), e nell’occasione capitata a Piccoli, al 71’. La dea bendata sembra però non aver abbandonato del tutto i viola, quando all’89esimo un fallo di mano di Arsenic in area ha fermato la traiettoria del cross di Dodo, e Gudmundsson, dopo una lunga revisione, ha trasformato, glaciale e preciso, come se avesse calciato un qualsiasi rigore in allenamento. Che sia l’ennesimo segnale a intermittenza dell’islandese, o una vera e propria ripartenza in vista del rush finale di stagione?

IN CONCLUSIONE. Quanto bene può fare una vittoria in Conference? Impossibile dirlo, poiché la squadra si è dimostrata totalmente illeggibile e inaffidabile, anche sul breve periodo. Sperando che possa infondere morale e carica mentale in vista di Cremona, possiamo comunque prendere il buono di questa gara e notare come la squadra abbia si nuotato controcorrente, come spesso ha fatto in stagione, ma riuscendo infine ad arrivare a riva. La speranza è che Vanoli è i suoi facciano tesoro della prestazione, e non si “spaventino” di fronte a una Cremonese che potrebbe approcciare la partita nello stesso modo in cui l’ha approcciata ieri il Rakow. Chi vivrà vedrà.


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