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Gud ancora glaciale dal dischetto: infallibile in maglia viola. Ma per la salvezza serve qualcosa in più

L'islandese trasforma il penalty della vittoria contro il Rakow: 7 su 7 dal dischetto nelle ultime due stagioni. La sua versione migliore però è ancora lontana

Con il rigore realizzato di ieri, Albert Gudmundsson è salito a quota 16 reti con la Fiorentina. Equamente distribuite sulle due stagioni finora trascorse in maglia viola, 7 di queste sono arrivate su penalty. Specialità in cui l’islandese si è dimostrato ancora una volta praticamente infallibile: sono 25 i tiri dal dischetto trasformati in carriera su 28 tentativi. Da quando è a Firenze, lo score è di 7 su 7: perfetto.

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GLACIALE. Già all’esordio, lo scorso anno, ne realizzò due in un solo tempo: subentrato all’intervallo con la Fiorentina sotto di una rete, Gud guidò la rimonta sulla Lazio e regalò la prima vittoria a Palladino sulla panchina gigliata. Un centro anche contro il Lask, in Conference League, nella scorsa stagione. Quest’anno era già andato a segno tre volte dagli undici metri: Bologna, Genoa – sotto la sua vecchia gradinata, non il rigore più semplice immaginabile – e di nuovo Lazio. E anche contro il Rakow l’islandese non ha sbagliato. Un altro penalty trasformato con estrema freddezza, tirato come i grandi campioni: sguardo fisso sul portiere per aspettare un suo movimento, per poi spedire il pallone nell’angolo opposto. Glaciale, come d’altronde ben si confà alle sue origini.

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NON ABBASTANZA. L’infallibilità dal dischetto non basta però a riscattare un’esperienza in viola che finora ha vissuto di qualche sprazzo di luce e, soprattutto, di tante ombre. Mai a suo agio tatticamente, con nessun allenatore. Molto spesso estraneo alla manovra e raramente in sintonia con i compagni di reparto. Soprattutto, mai in grado di rispettare le aspettative che il numero stampato sulla sua schiena porta inevitabilmente con sé, specialmente a Firenze. Un po’ meglio è andata da quando Vanoli è passato al 4-3-3, modulo in cui l’islandese è stato dirottato sulla fascia sinistra. Un ruolo che gli ha almeno parzialmente sciolto le briglie, permettendogli di accentrarsi e di attaccare così la porta avversaria con un po’ più di continuità.

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ORA O MAI PIÙ. Ancora non sufficiente: se la Fiorentina è dove si trova, uno dei (tanti) motivi è quello di non aver mai messo il suo 10 nelle condizioni di esprimersi al massimo delle sue potenzialità. E questa mancanza si rende ancora più evidente in un momento in cui i viola si trovano dinanzi a un mini-campionato di dieci partite che rivelerà se riusciranno a mantenere la categoria, evitando così una disastrosa retrocessione nell’anno del Centenario. Per allontanare gli spettri, servirebbe il miglior Gud. Ora o mai più. Anche perché se non dovessero arrivare segnali di svolta da qui a fine maggio, la sua permanenza a Firenze potrebbe essere definitivamente segnata. A prescindere dalla categoria in cui la Fiorentina festeggerà i suoi cento anni.


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