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Verona–Fiorentina, incrocio salvezza tra fragilità e rilancio

Previsione tattica della sfida salvezza di sabato

La sfida del Bentegodi tra Hellas Verona e Fiorentina arriva in un momento delicatissimo della stagione: una vera e propria partita da “dentro o fuori” per la zona salvezza. Se i viola cercano continuità per allontanarsi definitivamente dalle sabbie mobili, gli scaligeri inseguono punti vitali per restare agganciati al treno della permanenza.

VERONA IN CADUTA. Il momento dell’Hellas Verona è fotografato da una forma recente decisamente negativa: nelle ultime cinque partite di campionato, i gialloblù hanno raccolto una vittoria (la rimonta fulminea in casa del Bologna) e quattro sconfitte. Un rendimento che evidenzia criticità evidenti, tra cui una produzione offensiva limitata, segno di una squadra che fatica a costruire occasioni e spesso è costretta a inseguire. Nella recente trasferta di Bergamo contro l’Atalanta, la squadra di Sammarco, seppur apparsa combattiva e restia alla resa, ha comunque fatto troppo poco per una compagine che sa di essere a un passo dal baratro.

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UOMINI CHIAVE. L’attaccante nigeriano Gift Orban, il vero target man degli scaligeri, sembra aver smarrito la sua verve offensiva ma occhio allo scozzese Kieron Bowie, a segno al Dall’Ara, punta arrivata dall’Hibernian nel mercato di gennaio. Gli scaligeri dovrebbero impostare la gara su un canovaccio prudente, con linee compatte e baricentro medio-basso per ridurre gli spazi tra i reparti, affidandosi, tra gli altri, a Nicolas Valentini. L’obiettivo sarà quello di sporcare la costruzione viola e ripartire velocemente, cercando riferimenti diretti sulla punta. Il 3-5-2 proposto dal subentrato Sammarco non ha nulla di appariscente e punta diretto all’efficacia e alla riduzione del rischio. In questo senso, il lavoro spalle alla porta di Orban sarà cruciale per far salire la squadra e attivare gli inserimenti degli esterni con Frese che dovrebbe essere preferito a Okegoye. Attenzione anche alle seconde palle e alle situazioni da palla inattiva, che potrebbero rappresentare una delle armi principali per creare pericoli concreti. Al centro del campo mancherà con ogni probabilità un motore (e cervello) dei gialloblu, Suat Serdar, così come Bradaric, fuori per infortunio.

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EQUILIBRIO RITROVATO. D’altro canto, i gigliati hanno trovato un equilibrio più solido. La Fiorentina si presenta a questa sfida con una struttura più definita: un attaccante in fiducia (Kean), un fantasista che potrebbe ritrovare la scintilla in un match così cruciale (Gud), centrocampisti che segnano (tra cui spicca un ottimo Ndour, che ha proseguito la sua vena realizzativa anche in U21) e una catena laterale dinamica, che potrebbe trovare il ritorno di Solomon, grande atteso della gara di sabato. La squadra viola proverà a prendere in mano il controllo del gioco attraverso il possesso palla e una circolazione paziente, con l’intento di allargare la difesa del Verona. Ci vorrà la qualità di Fagioli nel trovare linee di passaggio pulite tra le maglie strette degli avversari. Cruciale sarà anche la gestione delle transizioni: ogni palla persa potrebbe trasformarsi in un’occasione pericolosa, in una gara dove gli equilibri sono sottilissimi, come dimostrato anche all'andata. Sappiamo quanto la retroguardia gigliata sia purtroppo imprevedibile, soprattutto in match in cui ci si gioca così tanto.

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Il divario tra i due team in base alle prestazioni recenti è evidente, ma le partite salvezza sfuggono spesso alla logica: la Fiorentina ha dalla sua forma e qualità individuale, il Verona la disperazione e il fattore campo. Ed è proprio in questo equilibrio precario che si giocherà una sfida che vale molto più di tre punti. Più che una sfida di forma, sarà quindi una partita di nervi, letture e dettagli tattici: il Verona cercherà di portarla su un piano sporco e reattivo, la Fiorentina proverà a imporre ordine e qualità. In mezzo, novanta minuti che valgono una fetta importante di salvezza.


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