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Venuti: «La Fiorentina il mio Real Madrid. Rammaricato per non aver alzato un trofeo in viola»

La lunga intervista all'ex terzino della Fiorentina: «Aver giocato nella Fiorentina per me equivale al Real Madrid»

«La Fiorentina è stata il mio Real Madrid. Adesso, però, voglio soltanto tornare in campo». Lorenzo Venuti sta finalmente rivedendo la luce dopo il grave infortunio che ha messo fine alla sua esperienza con la maglia della Sampdoria. Le ultime settimane di riabilitazione si stanno concludendo, e l'ex viola sta aspettando soltanto la chiamata giusta per tornare in campo: «Mi sto rimettendo in forma e sto lavorando per farmi trovare pronto quando arriverà l'occasione giusta. C'è stato qualche contatto, ma è ancora tutto in ballo».

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UN SOGNO A TINTE VIOLA. C'è una frase, tra quelle concesse a Gianlucadimarzio.com per un'intervista, che racconta meglio di tutte il legame di Venuti con la Fiorentina: «Aver giocato nella Fiorentina per me equivale al Real Madrid». Un sogno che nasce da bambino, quando con la maglia dell'Ideal Club Incisa disputa un torneo all'Artemio Franchi prima di Fiorentina-Ascoli. Segna quattro gol e conquista gli osservatori viola. Da lì si aprono le porte del settore giovanile: «Ogni estate aspettavo la lettera per sapere se sarei rimasto anche l'anno dopo. Già da bambino impari a convivere con l'ansia del giudizio». Dopo un lungo percorso fatto di imprese e promozioni, nel 2019 Lorenzo torna a casa e debutta al Franchi, realizzando il suo sogno: «Quando lo speaker pronuncia il mio nome e tutto lo stadio risponde con il cognome, capisco che sto vivendo qualcosa di indescrivibile». Con la maglia viola raggiunge le cento presenze, condivide lo spogliatoio con diversi campioni – «Il migliore? Franck Ribéry, senza ombra di dubbio» – e raggiunge una finale di Coppa Italia e una di Conference League: «Il rammarico per non aver alzato un trofeo resta, ma non ho nulla da rimproverarmi: tutto quello che ho ottenuto è arrivato grazie al lavoro». E sulla Fiorentina di oggi, aggiunge: «Chi è rimasto ha una grandissima voglia di rivalsa. La rosa è forte e Grosso è un allenatore competente».

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GAVETTA. Prima del ritorno a Firenze c'è un percorso fatto anche di ostacoli. A Pescara, un infortunio gli impedisce di esordire: «Mi piace complicarmi le cose. Mi rompo la rotula e non riesco mai a giocare». Eppure, proprio quell'esperienza lo fa crescere, dentro e fuori dal campo: «Vivere uno spogliatoio di adulti mi ha fatto maturare tantissimo». L'esordio tra i professionisti arriva poi a Brescia, prima delle due imprese che segnano la sua carriera: «A Benevento e a Lecce nessuno partiva per vincere il campionato. A volte il calcio non ha davvero una logica». Per Venuti il segreto di quei successi è semplice: «Non serve essere amici di tutti fuori dal campo. Quello che conta è sapere che il compagno darà tutto per te e tu farai lo stesso per lui». A Benevento nasce anche un gruppo rimasto speciale ancora oggi: «Con Cragno, Camporese e Buzzegoli eravamo i Fantastici Quattro».

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LA SAMP, IL DERBY E IL PLAYOUT. L'ultima tappa della sua carriera lo porta a Genova: «Ho parlato di un gioco del destino. Le mie prime convocazioni con la Fiorentina arrivano proprio contro Genoa e Sampdoria. Alla fine, dopo tanti anni, arrivo davvero qui». La maglia blucerchiata rappresenta una responsabilità importante, così come le emozioni vissute durante le due stagioni. Tra tutte, resta il derby di Coppa Italia vinto contro il Genoa: «È una partita diversa da tutte le altre. Vincerla significa regalare una gioia immensa a una parte della città». Molto più difficile, invece, convivere con la retrocessione maturata sul campo: «È un colpo durissimo, ti senti completamente svuotato». La successiva salvezza ai playout, però, diventa la risposta migliore alle critiche: «Si dicevano tante cose sul nostro gruppo, ma quella vittoria dimostra che il gruppo è sempre esistito».

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL. Tra i ricordi più belli dell'avventura blucerchiata c'è anche il Ferraris: «Secondo me è uno degli stadi più belli d'Italia. Le tribune e le gradinate vicinissime creano un'atmosfera incredibile». Proprio lì, però, arriva anche il grave infortunio che lo costringe a fermarsi: «Quando succede ti crolla il mondo addosso. La parte più difficile è quella mentale: vedere i compagni continuare ad allenarsi e giocare mentre tu non puoi farlo. Ma esperienze del genere ti fanno crescere, e ti costringono a tirare fuori qualcosa che forse non sapevi di avere». La luce in fondo al tunnel, quindi, è sempre più vicina: «Mentalmente sto benissimo, sono veramente carico e ho tantissima voglia di rimettermi in gioco». Guardando indietro, Venuti non cambierebbe nulla del proprio percorso: «Al Lorenzo bambino direi solo di continuare a credere in sé stesso e di non avere paura dei giudizi». Adesso, però, conta solo il futuro: «A 31 anni penso di poter ancora dare e dimostrare tanto». Perché, dopo mesi di attesa e sacrifici, il passato è ormai alle spalle. Davanti a Lorenzo Venuti c'è soltanto un nuovo capitolo da scrivere: quello del ritorno in campo.

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