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Vanoli, una serata da dimenticare: troppe scelte sbagliate contro il Palace

Dall’impiego di Dodo non al meglio al cambio di Pongracic nel finale: una gestione che ha amplificato le difficoltà viola in una notte già complicata

La sconfitta di Londra pesa soprattutto per come è maturata. Non tanto il risultato in sé, quanto le decisioni che lo hanno preceduto e accompagnato.

Dodo schierato dal primo minuto nonostante un minutaggio ancora ridotto, un atteggiamento tattico che ha concesso il controllo della gara agli inglesi fin dal fischio d’avvio, e poi - a partita già compromessa - il cambio Pongracic-Comuzzo a dieci minuti dalla fine. Una gestione complessiva che ha sollevato più di qualche interrogativo.

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Nessuno chiede il catenaccio sistematico. Ma affrontare una squadra di Premier League nettamente superiore in termini di qualità tecnica e organizzazione tattica, scegliendo di giocare a viso aperto senza avere i mezzi per farlo, è una valutazione che andava ponderata meglio. Vanoli ha i principi di gioco dalla sua parte, ma i principi vanno calibrati sulla realtà dell’avversario.

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IL CASO DODO. Il terzino brasiliano non era al meglio, e si è visto. In ritardo su Guessand in occasione del primo gol, impreciso nel posizionamento sul raddoppio: due episodi che un giocatore esperto come lui non può permettersi in un quarto di finale europeo. Se le condizioni fisiche non sono ancora ottimali, la panchina - con Comuzzo adattato terzino o anche una difesa a tre - avrebbe potuto essere un’alternativa concreta. Scelta coraggiosa, forse, ma di sicuro difendibile.

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LA SOSTITUZIONE NEL FINALE. Il cambio di Pongracic sul 2-0, con la gara ormai definita, ha lasciato perplessi. Il difensore croato non aveva disputato una serata brillante, ma nessuna situazione emergenziale lo imponeva. Quel tipo di sostituzione, a risultato acquisito e senza una logica tattica evidente, è diventato uno schema ricorrente nella gestione di Vanoli: difficile da giustificare, ancora più difficile da ignorare.

IL QUADRO GENERALE. Il Crystal Palace non è una squadra di un altro pianeta rispetto alla Fiorentina, ma al Selhurst Park il divario è apparso ben più ampio del previsto. L’assenza di Kean ha inciso, ma non può spiegare tutto: con un atteggiamento così remissivo nella prima ora di gioco, le difficoltà sarebbero probabilmente rimaste anche con l’attaccante azzurro in campo.

La reazione nella ripresa - quasi certamente sollecitata nello spogliatoio all’intervallo - ha mostrato che la squadra ha qualcosa da offrire. Ma arrivare al secondo tempo con due gol di svantaggio in una semifinale europea è un lusso che non ci si può permettere.

Dopo la vittoria con il Verona, questa serata riporta al centro domande più ampie sul progetto tecnico. Domande che la società dovrà affrontare con lucidità, indipendentemente da come andrà il ritorno.


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