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Tuttosport - Il solito Franchi prende di mira Vlahovic. Doveri interrompe il gioco due volte

La curva viola rivolge più volte cori discriminatori verso il serbo. Serve l'intervento di capitan Ranieri per scongiurare la sconfitta a tavolino

Un commento, più di altri, si è levato all'uscita dal Franchi, tra i tifosi disillusi della Fiorentina: «se non si passasse sempre la palla all'indietro». Non è un rimprovero, nemmeno un'ammissione di colpa. «Il solito Vlahovic», si diceva. E la solita tifoseria viola, aggiunge l'edizione odierna di Tuttosport. Con un copione già pronto, dall'inizio alla fine, recitato come attori consumati, a cui non servono prove generali.

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FISCHI E CORI. Pronti, via, fischio d'inizio e poi quelli diffusi. Basta toccar la palla, a Dusan. Viene subissato. Poi schernito. Alla prima corsa a vuoto, c'è chi si alza e gli urla addosso il mondo. C'è chi gesticola, e non esattamente in maniera carina. C'è poi chi insulta, ed è nella normale barbarità delle cose. Culminano tutte in un coro, dopo soli 8 minuti: «Sei un zingaro». Dusan guarda la curva Ferrovia, ha voglia di rispondere e gli si legge negli occhi pure a distanza. Si tocca le parti intime, intende dire che ha gli attributi, che lo dimostrerà. La reazione è un fiume in piena, vale decibel più alti e il solito motivetto. Stavolta, all'epiteto ‘zingaro’ si aggiunge altro, per una nuova sterzata d'orgoglio dell'attaccante. Ancora il gesto di massima virilità, tuttavia rivolto alla tribuna e ben visto dalla panchina viola, che chiede spiegazioni mentre Doveri si avvicina alla punta dopo il richiamo di DV9 nei suoi confronti, per di più a gran voce. «Hai sentito?», sembra dirgli.

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TRE STRIKE. E l'arbitro ha sentito, per questo parla con il quarto uomo e chiede l'intervento dagli altoparlanti. La procedura prevede un messaggio generale, un invito a non continuare con atteggiamenti di discriminazione con minaccia finale di sospensione della partita. La tifoseria ha tre strike, come nel baseball: il primo dopo 8 minuti è volato via in poche parole e tanto nervosismo, il secondo arriva al 18' ed è un ruggito alla paura. Come primo atto di rivolta, infatti, Vlahovic era sfuggito a Marì con un tacco e si era procurato un calcio di rigore, successivamente revocato dal Var. Mentre si trovava con il pallone tra le mani, in attesa della revisione, il popolo viola si era ancora fatto vendetta con le parole. Sempre le stesse: «zingaro». E «zingaro di m...». Non si può far finta di niente e infatti non succede.

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RISCHIO SCONFITTA A TAVOLINO. Altre parole, sempre proclami, ma con la paura più diffusa di una sospensione del match. Di uno 0-3 a tavolino che nessuno, a Firenze, vorrebbe avere sulla coscienza. A on field review chiuso, mentre la festa impazza sugli spalti, Doveri capisce che è il momento di fermarsi: riunisce le squadre a metà campo, parla con i capitani e invoca un chiarimento. Ranieri, fascia viola al braccio, corre sotto la curva e fa il gesto del tre insieme a quello dello zero. Come a dire: le conseguenze sono lì, nessun gioco può valere quel tipo di candela. C'è chi capisce, chi se ne infischia, chi ubbidisce. Comunque, sparisce l'unità d'intenti e un po' si perde pure Vlahovic, tra i tentativi di imporsi e quelli semplicemente di vendicarsi. Era stata benzina. È durata una ventina di minuti. Prima di una scarica di fischi a ogni pallone toccato, e all'uscita dal campo. Lì Dusan ha guardato con aria di sfida, andando oltre. Pure ai sentimenti.


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