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La Nazione – Cecchi Gori: «Questa non è la Fiorentina mia né quella dei fiorentini. Me la rubarono»

Altri passaggi delle dichiarazioni dell’ex patron della Fiorentina Vittorio Cecchi Gori su come andò il fallimento del club

Altri passaggi delle dichiarazioni dell’ex patron della Fiorentina Vittorio Cecchi Gori su come andò il fallimento del club e altre questioni viola a La Nazione: 

La Fiorentina la segue? 
«Quanto mi fa incazzare. La Fiorentina mi è stata rubata. Ogni tanto la guardo ma non mi faccio coinvolgere perché questa non è la Fiorentina mia e non è manco quella dei fiorentini».

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Rubata, dice. Ci spieghi meglio… 
«Le squadre avevano l’Irpef sui soldi che davano ai giocatori. Per abitudine l’accordo era che via via si pagasse a rate. Io sono stato colpito: soldi subito! E i magistrati dichiararono il fallimento della Fiorentina. Subito dopo fu fatto il ’salva-debiti’...». 

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Perché nessuno la ascoltò? 
«A Firenze ci fu il silenzio di tutta la città. Mi hanno mandato addosso due pm (omissis). Io sono stato arrestato per la Fiorentina». 

L’attuale patron Rocco Commisso voleva uno stadio di proprietà, lei che ne pensa? 
«Tutti vogliono fare lo stadio per fare speculazione edilizia. Ma lo stadio si fa solo perché ami la tua squadra. Comunque andava fatto, magari dove c’è l’aeroporto e così facevano un’altra pista a Peretola. E poi... si sono vantati tanto del centro sportivo (il Viola Park ndr), ma quei terreni a Bagno a Ripoli li avevo comprati già io. Solo che quando c’è stato il fallimento si sono portati via tutto...».

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BATI, RUI COSTA E TOLDO

Parliamo dei suoi campioni. È Batistuta il giocatore a cui ha voluto più bene? 
«Ho voluto bene anche a Rui Costa, a Toldo. Ma lui mi è rimasto nel cuore. Certo, fu un colpo da maestro prenderlo. Ero a Los Angeles e vidi una partita della Coppa Libertadores dalla piscina del Beverly Hills Hotel. Giocava lui. Dissi: “È un sudamericano-europeo, è perfetto“. Chiamai l’avvocato che si occupava dei nostri acquisti. Gli dissi: “Voglio Batistuta, degli altri che mi ha detto non voglio nessuno”»

Poi lo vendette alla Roma. 
«Aveva già 33 anni. Io ero amico di Sensi e gli dissi: “A Firenze lo scudetto non me lo faranno vincere mai, compralo te e avrai il tricolore ma te lo devo far pagare caro e ti dura 1-2 stagioni al massimo”. Così andò».

Presidente ma lei la formazione l’ha mai fatta
«(Sghignazza, ndr) A un Fiorentina-Juventus con un amico straordinario come Ranieri che aveva messo in panchina Rui Costa perché aveva uno stiramento. Gli dissi: “Claudio scusami, vatti a bere un’aranciata, me la prendo io la responsabilità. Ma Rui Costa gioca».

E Firenze le manca? 
«La mia Firenze tanto, la mia bella casa sui Lungarni, tutto portato via per due lire.... Tutto»

Adesso come sta? 
«Bene, ma cammino male. Perché ho fatto troppo sport, mi sono rotto tutto e mi sono anche ingrassato».


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