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This Cher-ming man. Ndour è sbocciato: ora ci mette anche la grinta

Un giocatore bello da vedere ma poco incisivo. Ultimamente però il centrocampista sta aggiungendo sfumature al suo gioco

Cher Ndour è sbocciato: da oggetto semi-misterioso a uomo praticamente imprescindibile del centrocampo viola. Un giocatore più volte elogiato per le sue qualità, espresse anche in giovane età tra le prestigiose giovanili di club come Benfica e PSG. Cher ha un passo regale, un bel tocco di palla, un modo elegante di stare in campo. This Charming Man, ovvero “quest’uomo affascinante”, come cantavano gli Smiths in una famosa canzone anni ’80.

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IN DIVENIRE. C’è un momento, nelle partite di Cher Ndour, in cui il tempo sembra piegarsi alla sua altezza. Non è solo una questione fisica (anche se quel metro e novanta abbondante ha sempre qualcosa di narrativo) ma il modo in cui occupa lo spazio, come se lo attraversasse con una calma leggermente fuori contesto rispetto alla frenesia che lo circonda. Ndour è uno di quei giocatori che portano con sé una promessa difficile da definire. Non è (ancora) un centrocampista dominante nel senso classico, non è un regista che detta i ritmi con autorità, né un incursore ossessivo. Eppure, dentro ogni sua partita, si intravedono frammenti di tutte queste possibilità. È come osservare un’idea di calciatore più che un calciatore finito.

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BELLEZZA VS EFFICACIA. Spesso, si sa, la bellezza “estetica” non rende nel calcio, soprattutto quello italiano, che sembra privilegiare l’impegno, lo sforzo fisico, l’esplosività muscolare, piuttosto che la qualità tecnica. Non è un caso che molti dei coetanei di Cher, prodotti dei vivai azzurri, siano giocatori che a centrocampo facciano valere di più la loro fisicità: un esempio è Fabbian, ma anche Casadei, per fare un altro nome, entra nel novero delle mezzali d’inserimento che il calcio italiano sembra produrre in gran quantità. Ndour sembra quasi un giocatore d’altri tempi: passo felpato, alto ed elegante, sembra meditare senza troppo zelo ogni sua prossima mossa.

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SMOKING. Eppure in un campionato di tribolazioni in cui ti affideresti più volentieri a un guerriero che a un poeta, Vanoli lo sta premiando con molte presenze. Cher, ovviamente, gioca a modo suo: compassato, a tratti troppo lento per essere vero, con lo smoking addosso. Ma è sempre o quasi dove deve essere, puntuale oltre che elegante. Un vero damerino del centrocampo che sa anche graffiare, vedasi lo scatto sulla seconda palla che gli consente di ribattere a rete il tiro deviato da Sommer per l’1-1 inferto ai nerazzurri. Anche ieri sera, una prestazione convincente, che si aggiunge a quelle già svolte, e ai gol (pesanti) che Ndour sta tirando fuori dal cilindro. Alcuni di questi sono delle autentiche perle, come quella messa a segno contro il Rakow.

Guardarlo oggi significa accettare una certa incompletezza. Ma anche riconoscere che, in quella incompletezza, c’è qualcosa di raro: la sensazione che il suo percorso non sia già scritto. Che ogni partita non sia una conferma, ma una domanda aperta.


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