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Tegola Kean, mistero Solomon. I dubbi sulle loro condizioni e la necessità di una migliore comunicazione degli infortuni

Le condizioni di Moise erano note a tutti, ma sullo stato di forma dell’israeliano c’è incertezza e mistero

Stagioni calcistiche: gioie e tanti dolori. Soprattutto fisici. Se c’è una cosa certa, è che in una stagione si possono perdere delle partite, e soprattutto subire degli infortuni. Ne sa qualcosa la Fiorentina, che si ritrova in infermeria tre giocatori fondamentali a poche ore da una sfida altrettanto fondamentale. Kean e Solomon non saranno della partita, e neanche Parisi: questa la notizia principale della giornata scorsa.

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TIBIA (E CUORE INFRANTO). Abbiamo perso tre pedine importanti nella scacchiera, ma come? Parisi ha rimediato una botta contro l’Inter, e pare che sia più grave di quanto previsto, ma l’entità dell’infortunio è ignota. Kean ha un problema alla tibia che dura da tanto, troppo tempo. Se l’è trascinata dal match col Torino a inizio febbraio, e ha comunque continuato a giocare, per il suo club e per la sua nazionale. Passi il cuore infranto per la mancata qualificazione (comunque una botta tremenda per il centravanti gigliato, forse peggiore del dolore fisico che sta provando quando scende in campo), ma il rischio che possa fermarsi anche per il resto della stagione è dietro l’angolo. Prudenza, quindi: una cosa che non fa mai male, soprattutto alle ossa dei calciatori.

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DOV’È MANOR? Per quanto riguarda l’esterno israeliano, però, il mistero s’infittisce. Infortunatosi nel match di ritorno contro lo Jagiellonia (26 febbraio), per una lesione del muscolo retto femorale della coscia destra, è poi rientrato ad allenarsi in gruppo il 24 di marzo. Molti si attendevano un suo ritorno contro l’Inter, ma c’era da aspettare, e abbiamo aspettato. Solomon svolge pure l’allenamento a porte aperte (28 marzo), quindi sta bene, pensiamo. Tornerà contro il Verona, ha detto qualcuno: eppure, di Solomon neppure l’ombra. Nel frattempo, la comunicazione scarseggia. E qui non c’è solo la mano dello staff medico, guidato dal dott. Pengue, ma anche quello della comunicazione interna del club, che sul tema infortuni è spesso poco chiara e frammentaria. Aumentano così, inevitabilmente, le speculazioni e si scava nel “non detto”.

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Pseudo-cospirazioni a parte, servirebbe più chiarezza. La discrezione è anche una forma di protezione del gruppo squadra e dello staff, ma spesso si rivela un’arma a doppio taglio.


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