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Se non ci fosse Chiesa: la squadra che non c’è e il talento in vetrina

Chiesa è il salvagente della Fiorentina, il ragazzo che ha stupito tutti ed è ancora qui, perché non c’è fretta di venderlo e farlo tra un anno può solo aumentare il valore dell’incasso.

Come riporta La Repubblica Firenze, Federico Chiesa è il gioiello della squadra di Pioli, l’unico capace di affacciarsi sui media nazionali perché i giovani di valore intrigano, perché è un punto fermo della nuova Nazionale, perché tanti lo vogliono e perché la Fiorentina non ha molto altro da mostrare al mondo.

Fede è sui manifesti che pubblicizzano il mondo viola, è quello che potrà far dire in giro cose del tipo: averlo tenuto è il colpo di mercato più importante. La solita fuffa dei periodi grigi, insomma. Anche perché l’effetto CR7 sarà quello che spingerà i competitors della Juve a fare il colpo.

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E Chiesa è il nome giusto, perché, anche se un confronto tecnico adesso ha poco senso, è chiaro che il limite di Cristiano Ronaldo sia l’età avanzata. Chiesa invece ha 20 anni e una vita di pallone davanti. Per questo Napoli, Inter e Roma ci stanno pensando mentre la Juve vuole inserire nell’operazione Pjaca una opzione sul giovane Chiesa per il prossimo anno.

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Ma la Fiorentina terrà duro: ha un accordo sulla parola con il padre, e il ragazzo non è uno da tenere il muso. Semmai il problema sarà quello del contratto, perché dovessero arrivare davvero offerte da 80 milioni e la Fiorentina dovesse dire di no, l’attaccante di Pioli potrebbe farsi sotto con una richiesta di ritocco, perché i contratti seguono una logica abbastanza ferrea, e riguarda naturalmente il valore del cartellino, più o meno raddoppiato rispetto a sei mesi fa.

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IL RAGAZZO D'ORO. Ma Chiesa è anche l’appiglio esistenziale del tifoso sofferente, quello che sogna il suo ragazzo d’oro, quello che gli altri ci invidiano. Una volta c’era Antognoni (unico dirigente presente qui a Moena), poi c’è stato Roberto Baggio con tutto quello che è seguito alla sua cessione.

E Batistuta,Rui Costa e Mutu e Toni. Altri tempi, altra Fiorentina, ok, ma Chiesa è stato il salvagente, quello infilato dentro da Sousa nella sorpresa generale, quello che la Fiorentina ha usato per parlare di progetto giovani al momento di vendere più o meno tutti.

Chiesa non si tocca, quindi. E dire di no sarà il modo più diretto per far bella figura coi tifosi a costo zero. E anche una risorsa tecnica per una squadra che ha bisogno di gol. I suoi, quelli di Simeone e di un altro esterno offensivo del 4-3-3, sia Pjaca o chi per lui.

Uno più utile del vago Gil Dias, inutile orpello piazzato a Firenze da Jorge Mendes. Uno che sgravi Chiesa dall’essere l’unica via per creare superiorità numerica. Meno sacrificio, più gol, Pioli questo vuole dal suo gioiello, che potrebbe essere dirottato a sinistra per sfruttare il suo rientro e la potenza del suo destro.

Perché nel frattempo il ragazzo è cresciuto, grazie all’umiltà del dna di famiglia, ai consigli del padre Enrico e perché sfruttare quella straordinaria occasione a cui l’amicizia tra Enrico e Paulo ha sicuramente contribuito è stato anche il modo perfetto per autocertificare un talento che nelle giovanili ancora non si era espresso al top.

Così la Fiorentina dell’attesa si gode il suo gioiello, quello che sorride sempre perché sa di essere un ragazzo fortunato e il punto fermo di una squadra in eterno divenire. Una Fiorentina che cerca faticosamente di diventare, come diceva Prandelli, una intrusa.

E lui c’è. Per ora è così. Poi tra un anno si vedrà. Ma c’è tempo. Per sperare. E sognare un miracolo.

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