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Punto, ed a capo. Ammettere gli errori è il primo passo da fare. Parlare di 'modello Atalanta' adesso non può far arrabbiare i dirigenti viola

Stagione finita a Bergamo, ieri sono partiti i processi un po' per tutti. Serve mettere un punto e ricominciare da capo per l'ennesima volta. Ma la competizione sportiva deve essere messa al primo posto, pur salvaguardando le logiche del bilancio. C'è chi lo fa molto bene in Italia

Il giorno dopo è stato ancora più doloroso. La stagione della Fiorentina è terminata ad aprile, in una serata iniziata alla grande, ma ben presto resasi clamorosamente in salita. La squadra di Montella ci ha provato ad aver la meglio dell’Atalanta, ma è bastato davvero poco per mandarla al tappeto.

Fragilissimi i ragazzi viola, tatticamente e mentalmente. La gente ha apprezzato l’impegno messo in campo, anche se ieri sono iniziati i (giusti) processi per una stagione che può definirsi fallimentare. Già, perché se a fine aprile non hai più niente da chiedere alla stagione è segno che qualcosa non è andato per il verso giusto.

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La Fiorentina ha certificato la terza annata consecutiva avara di soddisfazioni. Fuori dall’Europa, adesso fuori anche da un sogno cullato per mesi. Come spesso accade, le colpe sono da dividere un po’ fra tutti. Dalla proprietà, alla società, passando per tecnici e giocatori.

Nessuno pare esente da critiche, chi più chi meno. Adesso c’è da mettere un punto, questo sembra evidente a tutti. Lo chiedono i tifosi, devono farlo necessariamente i fratelli Della Valle. Se Andrea è davvero il fratello di riferimento per quanto riguarda il mondo viola, lo faccia lui.

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Il segnale c’è già stato, chiaro: la scelta di riportare Montella in panchina è stata sua. I più attenti lo hanno visto come un tentativo di ricollocare la sua figura al centro del villaggio. Poco, però, per convincere la piazza che sia il modo giusto per ripartire.

Gli scettici ci sono: l’Aeroplanino sarà tornato perché ha avuto delle garanzie tecniche da parte della proprietà o perché non aveva grosse alternative e doveva rilanciarsi? Domanda alla quale, adesso, è impossibile rispondere.

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Ma la risposta arriverà presto in sede di mercato estivo. Dal punto, come detto, bisogna ripartire. Il primo passo è quello di ammettere gli errori per cercare di non replicarli. Il concetto dell’autofinanziamento può essere anche condivisibile in tempi di Fair Play Finanziario, ma c’è quel fastidioso esempio Atalanta che torna prepotente sempre davanti agli occhi.

Monte ingaggi più basso (di circa 10 milioni di euro), ma risultati di gran lunga migliori. In Italia pare che ci sia ancora spazio per fare un buon calcio a costi relativamente bassi. Serve un’idea, servono persone innamorate del calcio, serve un allenatore che chiede ed un direttore sportivo che fa di tutto per accontentarlo.

E se non arriva al primo della lista in un determinato ruolo, magari prende il secondo o il terzo. Cose semplici, logiche, perché nel calcio c’è poco da inventare. Ma dalle parti di viale Fanti sentir parlare di ‘modello Atalanta’ fa arrabbiare e non poco, fondamentalmente perché 'noi siamo la Fiorentina'.

E questo, oggi, sembra davvero poco condivisibile. Prendere spunto da chi lavora bene è solo sinonimo d'intelligenza. Eppure, a Firenze, questa logica sembra essersi smarrita da tempo (la prima Fiorentina di Montella fu costruita così ed i risultati si sono visti...).

Basti pensare a come è nata questa stagione, con Pioli disposto a tutto pur di trattenere un regista come Badelj e con Pantaleo Corvino che lo ha voluto convincere a giocare un calcio senza regista puro. Piccole (o grandi?) distonie che hanno fatto deragliare fin da subito una stagione che già da Moena si preannunciava complicata.

Nelle prossime settimane servirà ridare serenità all’ambiente. Servirà parlare alla città, magari cambiando anche qualche interprete per ripartire con una nuova idea di calcio. Ed a proposito di Pantaleo Corvino, nel mirino ci è finito chiaramente anche lui.

Anzi, forse è quello più bersagliato dalle critiche. La Fiorentina, un paio di mesi fa, fece sapere chiaramente che il dg sarebbe rimasto in sella anche per la prossima stagione e fino a quando lui stesso avrebbe voluto, salvo poi affidargli soltanto il Settore Giovanile una volta persi gli stimoli per gestire la prima squadra.

Non è da escludere che quel momento possa arrivare già la prossima estate. Nessuno si sente di mettere la mano sul fuoco su una sua permanenza come direttore generale. Sono giorni di riflessione per tutti, anche per lui, che di certo non può essere soddisfatto di come sono andate le cose in questa stagione a livello sportivo.

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