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Numeri top, ma lo scetticismo resta. Il filo sottile sul quale cammina Paolo Vanoli

Il girone di ritorno mostra un passo da Europa. I punti sono sempre rispettabili, ma la qualità del gioco ha convinto pochi. E il dibattito sul futuro è aperto

Premessa d'obbligo, per onestà intellettuale e per amor di cronaca. Il lavoro di Paolo Vanoli, dallo scorso 9 novembre (giorno del debutto a Marassi contro il Genoa sulla panchina viola) a oggi è stato ottimo. Valutato nel complesso. Tenendo conto della situazione nella quale ha preso la Fiorentina, con soli 4 punti conquistati in dieci giornate. Era un momento nel quale c'era ancora la sensazione di poterne uscire. Del 'tanto vinciamo la prossima'. E forse anche lui immaginava un percorso meno tortuoso. Ma oggi, il giorno dopo la vittoria contro la Lazio che ha portato a +8 (alla quindicesima giornata la Fiorentina era a -8 dalla quart'ultima) sulla zona rossa, il sospiro di sollievo è pressoché definitivo quando mancano sei giornate al termine della stagione. Merito, dicevamo, del suo lavoro. Tattico e fisico. Certo, passi falsi ce ne sono stati, ma di gran lunga hanno prevalso le partite giocate con cognizione di causa.

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NUMERI TOP. Premessa fatta. Adesso i numeri. E anche quelli nel calcio non mentono. I punti sono punti. Come Palladino rivendicava i suoi 65, Vanoli si coccola i suoi 31. Nel girone di ritorno ne ha fatti 22. Sarebbe sesto, in zona Europa. Ha fatto meglio del Milan e della Roma (21), della Lazio e del Bologna (19). Poco peggio della Juventus (24) e di Atalanta e Como (25). Insomma, marcia da Fiorentina, in linea con quella degli ultimi anni. Di più. Nelle ultime dieci (18 punti), solo Inter e Napoli hanno fatto meglio (23). Infine la classifica dell'anno solare. Da gennaio a oggi i viola sarebbero settimi, con 26 punti. Per come si era messa la stagione sperare in qualcosa di meglio intorno a Natale pareva esercizio complicato.

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SCETTICISMO. Eppure questi sono i giorni nei quali si parla anche tanto di futuro. Complice proprio una salvezza ormai raggiunta. In sospeso rimane il tentativo d'impresa giovedì sera contro il Crystal Palace. La gara d'andata è una di quelle che hanno fatto crollare le quotazioni di Vanoli in vista di una riconferma il prossimo anno. Per la serie: d'accordo la salvezza, ma Firenze vuole tornare a un livello un po' più alto. Farlo con Vanoli si può? Vedremo. Di certo il match di giovedì dirà molto. In caso d'impresa le quotazioni di Paolo tornerebbero a impennarsi. Viceversa, con il campionato pressoché finito, aumenterebbero le voci di possibili sostituti. Sono state queste le ore di Sarri (applaudito a lungo dai tifosi viola). Si è parlato di Grosso come uno dei preferiti del ds Paratici. Nomi che circolano, mentre Vanoli tira dritto per la sua strada. «Il mio lavoro non è ancora finito», sussurrava ieri sera poco prima della mezzanotte. «Ho sempre avuto la fiducia della società».

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VITTORIE SPORCHE. Numeri top, quindi, ma se oggi aprissimo un classico sondaggio (favorevoli o contrari alla permanenza di Vanoli?) la bilancia probabilmente penderebbe dalla parte dei contrari. Motivo semplice. La qualità del gioco anche nelle vittorie. Che restano fondamentali e rispettabili. Ma raramente il plauso è stato univoco. In casa con l'Udinese (al netto della veloce espulsione di Okoye), a Como e a Bologna. Probabilmente a Cremona. In casa contro Inter e (a tratti) Milan. Le altre vittorie sono state giudicate qualitativamente peggiori, comprese le ultime due con Verona e Lazio.  Alibi? Uno grosso. Quello degli infortuni (e delle squalifiche). Ieri sera in tribuna c'erano Kean, Gudmundsson, Fagioli, Parisi e Brescianini, oltre a Fortini. Quattro titolari e mezzo. Solomon (l'uomo per diverse settimane più in forma) rimasto ai box quasi due mesi. Cambiare le partite con i cambi è diventato complesso (sette i giovani in panchina contro la Lazio). Tutto valutabile nelle prossime settimane. Ancora presto per delineare il futuro. Ma lo stesso Vanoli sa bene di camminare su un filo sottile. E la partita di giovedì sembra una delle ultime chance per provare a far cambiare idea ai fiorentini. E forse anche alla società.


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