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Nazione - La rivoluzione in 12 mesi. Presidenza, dirigenti e panchina: così è cambiato tutto

La dolorosa scomparsa di Rocco, il nuovo corso con il figlio Giuseppe. E un cambio netto tra dirigenti e allenatore

Sembra passato un secolo ma in realtà sono passati appena una dozzina di mesi. Anzi meno. Una rivoluzione, una separazione netta tra passato recente e prossimo futuro, scrive La Nazione.

AL TIMONE. Un anno fa c'era ancora Rocco Commisso, scomparso con le sue certezze, i suoi sogni e le sue ambizioni, a gennaio. Oggi c'è il figlio Giuseppe, che - anche se nella continuità delle idee del babbo — qualcosa di suo, di personale vorrà portare e porterà. Un anno fa c'era Pioli. L'allenatore del cuore e per il cuore di Firenze, ma che non era più lo stesso di quello aveva fatto innamorare la città e la sua gente, segnato forse dallo scudetto milanista e dal jackpot milionario dell'Arabia. Oggi c'è Grosso. Emergente, concreto, forte, come assicura la critica del pallone. 

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NUOVE PROSPETTIVE. Un anno fa c'era Pradè. Dirigente di lungo corso. Dirigente che si ripresentava al via con un rapporto logoro con la tifoseria e che aveva condizionato l'addio burrascoso di Palladino. Oggi c'è Paratici, garante e garanzia di un rilancio-riscatto che parte sul campo, continua nei rapporti all'interno dello spogliatoio, che si sviluppa dell'intesa perfetta con l'allenatore (ovvero Grosso) e porta avanti idee di mercato funzionali alla Fiorentina. Un anno fa, infine, c'erano i sogni (di tutti) di una cavalcata verso l'Europa più importante (dall'Europa League, come minimo, alla Champions). Oggi, la parola Champions è lontana, lontanissima, ma ci sono l'orgoglio di Firenze, la voglia di riscatto di una città e la necessità di ripartire in fretta.

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