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L'angolo di Bucciantini - Il danzatore d'acqua e di fuoco

L'ode di Marco Bucciantini al ballerino Gaetano Castrovilli

Scriveva il poeta più sfortunato del Novecento che "colui che danza cammina sull’acqua e dentro una fiamma".

E correva, il giocatore che più ci avvicina alla poesia in questa strana stagione viola, ricordando la danza, che fu la prima passione: leggero, come se dall’alto qualcosa lo muovesse sopra gli affanni dei difensori.

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E così attaccato al prato verde, come se dal basso qualcosa lo abbarbicasse al terreno. Un ballerino è l’elegante sfida alla gravità, un atleta è la fisica lotta contro la materia e gli uomini, le resistenze, gli attriti, gli agguati.

La palla è un po’ come se uno scherzo, o un rimbalzo, cercasse di mettere insieme un sogno di grazia e la necessità del sudore.

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Correva Gaetano Castrovilli, verso la sfida più difficile, verso Allan: di solito è la porta chiusa dei tentativi di evasione di qualsiasi mezzala che passi da lì, ma il ballerino sembra volar via dal buco della serratura, come un vento dispettoso e imprendibile.

Poi gli altri, saltati a destra e a sinistra, aggirati da sterzate contromano, inversioni, adescati da surplace e piantati lì. Sorpassati (quando serviva) da cambi di gioco e di senso.

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Il San Paolo è uno stadio che mostra le rughe ma serba memorie di slalom leggendari: del più grande, Diego, ma anche di un ragazzo che quel giorno di settembre di 31 anni fa era ancora nostro e si chiamava Baggio.

Ecco dove si finisce con il calcio: a delirare, a rammentare quelli che devono restare soli, abitanti di un Olimpo fatto di monolocali. Il calcio: una vittoria, una corsa, una speranza. E poi bisogna detestare i paragoni: tolgono sempre identità e confondono, non si capisce più di chi si scrive o si parla: lui o l’altro?

Bisogna sempre stupirsi come davanti a una natività. Castrovilli, allora. Che ha danzato da bambino (ma solo per un anno appena, dice dispiaciuto) e del ballerino ha la centralità e il controllo del corpo, concetto ormai decisivo non solo nello sci e nel tennis, ma in tutti gli sport, se è vero che gli allenamenti dei muscoli stabilizzatori sono ormai ripetuti da tutti gli atleti.

Del danzatore ha il capo alto e lo sguardo in avanti, esibito alla platea, per dissimulare e fingere di saper contenere lo sforzo. Come un ballerino non teme di azzardare le gambe negli ingorghi. Se a volte quella corsa si arriccia, quasi a cercare avversari dimenticati, resta sempre un’idea verticale, un approdo dall’altra parte del campo.

Spesso, Gaetano sembra il soldato sacrificato, mandato da solo fra le linee nemiche, con due squadre al riparo nelle rispettive trincee.

Quante volte, nell’autunno freddo della Fiorentina, ci è sembrato per indole e audacia perfino distante dagli altri?

Eppure quasi sempre sopravvive, e quelle volate danno coraggio ai fratelli impauriti da queste battaglia che adesso ci sembrano possibili, ma fino a dieci giorni fa erano angoscianti prove di debolezza. Il soldato attraversa due linee di fuoco ma sembra fatto di materiale ignifugo, e la palla è sua.

Altre cose: in questi cinque mesi ci sono i 3 gol, tutti realizzati con un tocco solo, testimonianza di una limpida lettura del gioco tale da portarlo in area al momento giusto, nel posto giusto. Qualità indispensabile nei centrocampisti moderni, dove nessuno può più nascondersi in lavori parziali, e infatti Castrovilli lavora, recupera, raddoppia, e poi parte.

Nei prossimi cinque mesi ci saranno tiri tentati con maggiore serenità, e passaggi lunghi (i filtranti già si vedono), soprattutto se davanti si muoveranno attaccanti di mestiere, e terzini arrembanti negli spazi che sono l’aria da respirare, il campo da cercare per restituire bellezza e pienezza a una squadra che si sta fortificando nella scoperta di sé.

Intanto Castrovilli: che ci permette anche di fare pace con il passato recente (Montella lo tiene a Firenze, lo incoraggia, lo propone). che ci permette di usare le belle parole, di immaginare, di aspettare qualcosa quando la partita sembra incagliata.

Castrovilli che è acqua e fiamme, nato ai margini dell’altopiano ma con l’Adriatico a vista, come la più grande ballerina della storia, Isadora Duncan, che faceva risalire a quell’influsso la sua arte, perché - nata in riva al mare - la prima idea del movimento e della danza le venne di sicuro dal ritmo delle onde.

E guardalo, Castrovilli, mentre si muove in campo come la schiuma accompagna l’onda, fino alla fine delle forze.

L’uomo con il cappellino, per fortuna nostra più prosaico e al quale dobbiamo questa sconclusionata esaltazione così appropriata all’inizio di un nuovo decennio, ci ha detto che il danzatore può segnare 10 gol a campionato, deve imparare a ricevere la palla di taglio, per essere subito orientato verso l’attacco, semplificando così l’esercizio.

Che deve tirare e calciare di più perché sa farlo: le parole perfette per arricchire di tempo e felicità questa speranza danzante. E non c’è niente di più bello di un sogno quando ti dicono che l’alba è lontana.

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