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La Fiorentina si è evoluta: e ora vola verso la Champions

Vittoria dal sapore di Champions per i viola che regolano il Torino e si consolidano i propri sogni di gloria

Quando si dice chiudere in bellezza. Vincere, volare sempre più in alto, chiudere la terza partita consecutiva senza subire gol. What else?, Cos’altro chiederebbe qualcuno. Scrive il Corriere Fiorentino. Un anno vissuto intensamente, questo 2023, e chiuso col Franchi in festa e con la consapevolezza di esser davanti ad una trasformazione tanto inattesa quanto preziosa.

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Da bella e incompiuta a solida, cinica a concreta. «Questa Fiorentina è più forte di quella dello scorso anno — ha detto il patron Rocco Commisso a fine gara —La squadra ha battuto l’ennesimo record di questo splendido 2023. Auguro a tutti un felice anno nuovo che speriamo sia a tinte viola».

Questa è, oggi, la Fiorentina che Vincenzo Italiano sta portando lassù («Classifica straordinaria» dice lui), dove nessuno osava immaginare. E pazienza se l’1-0 non è il suo risultato preferito. Anzi. Ora come ora, è proprio lui il più felice.

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Perché sa bene che, per sognare, bisogna (anche) badare al sodo. L’importante, visto che sta per aprire il mercato, è alimentarlo, questo sogno. Fedele alla regola cui squadra che vince non si cambia, il mister ha confermato praticamente in blocco la formazione che aveva vinto a Monza.

Con un’eccezione: Bonaventura. Per il resto, come detto, tutto come settimana scorsa. Beltran compreso. Reduce da tre gol consecutivi e a caccia del poker. Ormai insomma, al netto delle assenze di Dodò e Nico, è ormai abbastanza chiaro quale sia l’undici ideale del tecnico e quando il calendario lo permette (ovvero quelle rare volte che i viola sono chiamati a giocare una sola gara a settimana) difficilmente si esce da lì.

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Possono cambiare un paio di uomini, ma non tanti di più

Dall’altra parte un Toro reduce da 15 punti nelle ultime 8 e in grado, di recente, di mettere in crisi come poche altre l’impianto di gioco della Fiorentina. Aggressivi, i granata, e senza paura. Allo stesso tempo i viola, a dimostrazione di quanto fosse il rispetto per l’avversario, non ci hanno messo molto ad adattarsi.

Bonaventura per esempio, in fase di non possesso, seguiva come un’ombra Ricci. Obiettivo: prosciugare la principale fonte di gioco granata. Un atteggiamento già visto nelle ultime uscite, così come il sapersi abbassare per poi provare a colpire in contropiede.

Era quello, comunque, il tema: la pressione. Per questo, sia Juric che Italiano, muovevano le pedine come fossero soldatini per cercare di togliersi a vicenda punti di riferimento. Una partita a scacchi, con il Torino che sfruttando ritmi più alti e superiorità numerica in mezzo al campo è riuscito, più dei viola, a rendersi pericoloso.

Decisivo, è stato (almeno in due occasioni) Terracciano. E non è la prima volta quest’anno. Nel primo round insomma è stato sostanzialmente match pari ma, ai punti, i granata avrebbero forse meritato qualcosa in più. Stesso copione, ma con la Fiorentina più viva, nella ripresa.

Il baricentro era più alto e, soprattutto, era più veloce la circolazione del pallone. Certo, restava la difficoltà nel farsi vivi dalle parti di Milinkovic. La sensazione, per esser chiari, era che soltanto una giocata individuale, o un episodio, avrebbero potuto rompere l’equilibrio.

Magari, un colpo di un difensore. Una specialità della casa, ormai. E così, ecco Ranieri. Il quarto gol, per lui. Probabilmente, il più pesante. Perché vale tre punti e, incredibile ma vero, una notte al terzo posto.


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