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Isco, talento puro (e 'pigro') in cerca di rilancio. Gli serve una nuova avventura

Il profilo di Filippo Maria Ricci, corrispondente della Gazzetta dello Sport da Madrid: non si è mai ribellato al Real, nonostante gli spazi sempre più ridotti

Sempre in uscita, mai in partenza. Da anni è questo il destino di Isco, fantasista pigro del Real Madrid. Un talento puro che si è progressivamente spento e sembra aver accettato il ruolo sempre più marginale al quale è stato relegato dagli ultimi allenatori passati dal Bernabeu.

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Lopetegui era un suo grande estimatore, e forse l’esibizione di Isco nel 3-0 con la Spagna con l’Italia di Ventura proprio al Bernabeu nel settembre 2017 è stata la sua ultima grande partita. Lopetegui è arrivato al Madrid nell’estate successiva, ma se n’è andato in ottobre.

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E da lì in poi Isco ha avuto poco feeling e spazio relativo con Solari, Zidane e ora Ancelotti. Così scrive La Gazzetta dello Sport. RAPPORTO DETERIORATO. In questi anni si è anche rovinato il rapporto col pubblico: il madridismo accusa Isco di scarso impegno, gli rimprovera di mostrare interesse relativo per i colori, la maglia, il club e, cosa peggiore, per la corsa e l’impegno sul campo.

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Isco e Marcelo sono diventati i bersagli preferiti del pubblico, i loro casi paragonati a quelli di Nacho e Lucas Vazquez, che per i tifosi hanno meno qualità tecniche ma grande cuore e incrollabile attaccamento alla causa blanca.

La verità sta nel mezzo: le accuse a Isco sono senza dubbio esagerate, però è altrettanto vero che il giocatore non si è mai ribellato alla sua situazione. Ha vissuto la consolidazione del trio Modric-Casemiro-Kroos come qualcosa d’ineluttabile e mai scalfibile, e ha finito per adattarsi al ruolo di comprimario.

Le presenze da titolare in Liga sono state 21 nella stagione 2017-2018, ultimo anno del primo regno di Zidane, poi 11 nel triumvirato Lopetegui-Solari-Zidane, 15 con Zizou, e per ora appena 2 su 20 in questo campionato, agli ordini di Ancelotti.

Che non l’ha mai usato, nemmeno per un minuto, in Champions, e che mercoledì in Coppa del Re nonostante il turnover applicato gli ha concesso solo i 14 minuti finali, nei quali Isco ha contribuito a forzare la rete della tranquillità, il 3-1 all’Alcoyano, un autogol del portiere 42enne Jose Juan.

TALENTO SPENTO. Isco sorride sempre, non fa storie, non protesta. Come detto, si è adattato a un ruolo marginale e così sta arrivando ai 30 anni, che compirà in aprile. Sinceramente, avendo apprezzato il suo talento nel Malaga, in nazionale e in parte anche al Madrid, è un peccato pensare che abbia gettato la spugna, rinunciando a lottare per un posto da titolare.

Così come si fa fatica a comprendere come non sia mai andato via dal Madrid in questi anni, come hanno fatto altri. Al Bernabeu nel 4-3-3 fatica a trovare una collocazione, poco dinamico per giocare in mezzo, poco offensivo per giocare in attacco, però uno come Sergio Canales, promessa frustrata al Real, si è ricostruito un’ottima carriera tra Real Sociedad e Betis, tanto per fare un esempio. Un cambio d’aria farebbe sicuramente bene a Isco, e chi lo dovesse convincere a rimettersi in gioco potrebbe ritrovare un ottimo giocatore perduto.


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