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Il blog di Ludwigzaller: Filosofia

Cosa accomuna le pagine di Gramsci o di Spinoza con Fiorentina-Udinese? Ce lo spiega Ludwizaller

Quando studiavo all’università, scoprii che mi piacevano molto gli esami di filosofia. A differenza di quelli di storia, gli esami di filosofia non richiedevano alcun sforzo di memoria. Si trattava piuttosto di una sorta di gioco enigmistico.

Il testo filosofico appariva, al principio della lettura, oscuro e incomprensibile, ma lentamente il senso si svelava. Trattandosi di grandi filosofi, alla fine appariva una costruzione perfetta, coerente e senza punti deboli.

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Dopo aver compiuto questo percorso iniziatico, si andava all’esame pressoché sicuri di far bene, e si affrontavano allegramente mostri sacri come Nicola Badaloni.

Ho provato sensazioni simili guardando Fiorentina-Udinese. All’inizio la partita mi è sembrata incomprensibile, brutta, giocata male.

Parere condiviso da chi assisteva con me all’evento sotto il tendone di un bar versiliese, vicino al mare, mentre il sole calava mandando bagliori d’oro. Eppure qualche occasione l’avevamo avuta, ma Gerson, il cui nome mi rammenta un interessante teologo medievale, stentava, Simeone andava a raccogliere palloni sull’out e sembrava fuori dal gioco, anche Chiesa non era lucido come in altre occasioni.

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Quell’apparente bruttezza era frutto in realtà della sapienza tattica dei due allenatori. La Fiorentina veniva da un 6-1 che non poteva non preoccupare Velazquez. L’allenatore dell’Udinese era dunque intenzionato a difendersi, ma non ad arretrare troppo.

La sua diga era posizionata più o meno all’altezza del centrocampo, e riconquistando palla l’Udinese provava talora a essere pericolosa. Pioli, a sua volta, la cui prudenza è celebre, non voleva permettere agli avversari le ripartenze, e muoveva il suo scacchiere con maggior audacia, ma con senza eccessi.

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L’equilibrio si è venuto rompendo nella ripresa, quando il grande lavoro di contenimento dell’Udinese ha richiesto un surplus di energie. Al tempo stesso, i nostri avversari hanno provato a chiuderla a loro vantaggio. La nuova situazione ha finalmente consentito alla Fiorentina di aver campo più aperto.

Ci sono state varie azioni pericolose che preludevano al goal, finché Chiesa è partito per quello che è stato quasi un letale coast to coast, quel tipo di azione in cui il giocatore copre l’intero campo e va a segno.

L’Udinese ora doveva cambiare atteggiamento e buttarsi in avanti, mancava circa un quarto d’ora alla fine.

In teoria c’erano le basi per segnare una seconda rete, ma ci siamo chiusi in difesa, rischiando di subire il pareggio, che ci è stato risparmiato solo perché la nostra difesa è decisamente più solida e rischia di meno: il mio idolo Montella avrebbe probabilmente attaccato con tutti gli uomini a disposizione fino all’ultimo, e sarebbe stato infilato.

Nel frattempo era entrato Pjaca e ho potuto vederlo da vicino. Quel che colpisce nel giocatore è l’altezza e la struttura fisica, che non sono quelle tipiche dell’esterno. Pjaca ha un fisico imponente e masse muscolari evidenti: non è LjajicChiesa, ma se mai ricorda Ronaldo.

Se come Ronaldo riuscirà a gestire queste qualità fisiche senza rinunciare all’agilità e alla velocità potrà davvero diventare un grande giocatore, da impiegare all’ala ma anche in posizione centrale. Ne ho ammirato la generosità nel servire i compagni e nell’aprire il gioco senza egoismo.

Ne è uscita insomma una partita intelligente,  il cui senso è apparso chiaro solo al fischio finale: da leggere e apprezzare sul piano tattico, per il lavoro degli allenatori e l’impegno costante dei giocatori. Lucida e coerente come una pagina di Gramsci o di Spinoza.

di Ludwigzaller
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