I gol, il rinnovo, le tensioni: nel bene e nel male, il 2025 è stato l’anno di Mandragora
Dall’esplosione con Palladino alla lite con Kean: il centrocampista campano è uno dei volti degli ultimi dodici mesi della Fiorentina
Rolando Mandragora è stato uno dei protagonisti indiscussi del 2025 della Fiorentina. Un anno frenetico per i colori viola: quattro allenatori, due direttori sportivi, un sesto posto, una semifinale europea, un mercato (fallimentare) da 90 milioni, tante contestazioni (anche differenti nel bersaglio) e, soprattutto, un fragoroso tracollo che ha infine reso la Serie B un rischio concreto per l’anno che viene. E non si parla di un anno qualunque: il 2026, quello del Centenario. Il centrocampista campano, nel suo piccolo, ha incarnato alla perfezione le tantissime contraddizioni dell’annata gigliata.
I GOL. I primi mesi dell’anno per Mandragora sono stati da sogno. Si riprende la titolarità proprio nelle prime partite di gennaio, non mollandola più fino al termine della stagione. Soprattutto, iniziando a trovare la rete con una continuità impressionante: sette reti tra Serie A e Conference League da lì a fine maggio. E diventando, quindi, una colonna dell’undici di Raffaele Palladino, che, dopo una stagione da montagne russe, arriva a un passo dall’ultimo atto della rassegna europea, cadendo nel doppio confronto contro il Betis in semifinale, e raggiunge un sesto posto che vale il miglior piazzamento in campionato da dieci anni a questa parte.
IL RINNOVO. Con l’estate iniziano le valutazioni su un eventuale riconoscimento del suo nuovo status all’interno della rosa. Il contratto è in scadenza nel 2026, Mandragora e i suoi agenti per prolungarlo richiedono un sostanzioso adeguamento, intorno ai 2 milioni. C’è anche chi paventa un’eventuale cessione, per far fruttare economicamente l’ottima annata appena disputata. La dirigenza, però, non è della stessa idea e fa muro alle proposte del Betis, che si era spinto fino a un’offerta di 10 milioni di euro. Il tira e molla sul rinnovo è lungo e faticoso e si risolve solo negli ultimi mesi dell’anno, quando le due parti trovano un punto d’incontro per siglare un accordo fino al 2028, che entrerà in vigore nei primi giorni dell’anno nuovo.
LE TENSIONI. Il rinnovo viene confermato dal giocatore in conferenza stampa il 5 novembre, alla vigilia della partita di Conference contro il Mainz. Sono i giorni turbolenti dell’esonero di Stefano Pioli. Al suo fianco, nella sala stampa della Mewa Arena di Magonza, c’è Daniele Galloppa, appena nominato allenatore ad interim. Due giorni dopo arriverà al Viola Park Paolo Vanoli. La stagione ha già preso una bruttissima piega. La Fiorentina è all’ultimo posto e non riesce a trovare una soluzione a una crisi nerissima. Con Vanoli le cose non migliorano, anzi. L’incubo retrocessione diventa sempre più concreto e lo spogliatoio implode su sé stesso. L’apoteosi a Reggio Emilia: Mandragora litiga platealmente con Kean per calciare un rigore, scatenando un polverone mediatico che coinvolge, in uno scaricabarile, anche l’allenatore e Gudmundsson, il rigorista designato.
CAPOCANNONIERE. Mandragora segna il penalty della discordia, va in gol anche contro l’Udinese nella prima e finora unica vittoria del campionato viola e si impone come capocannoniere della squadra, con cinque reti. I gol, appunto. Ormai una costante. Il computo a fine 2025 dice 12. Ma la lite con Kean lascia non pochi strascichi. E, in ogni modo, i traguardi individuali passano in secondo piano quando si è in una situazione collettiva di tale drammaticità. E quindi neanche il capocannoniere può dirsi al riparo dalla rivoluzione che si scatenerà con l’imminente arrivo di Fabio Paratici.
E ADESSO? La rosa sarà stravolta nelle prossime settimane e grande attenzione sarà presumibilmente fatta ai tanti fuochi divampati nello spogliatoio. Verranno inevitabilmente fatte delle scelte, con il numero 8 che potrebbe finire sull’altare dei sacrificati per evitare cessioni più pesanti di compagni con cui non corre più buon sangue. Su quel che sarà il 2026 di Mandragora non possiamo scrivere, non avendo la palla di vetro. Senza dubbio, però, possiamo affermare che, nel bene e nel male, sia stato uno dei protagonisti assoluti del 2025 viola.
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