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Difesa dei dirigenti e niente cessione, lo sfogo di Rocco: "Non farò come Dante"

E' tornato a parlare il presidente della Fiorentina, ancora una volta in difesa dei suoi collaboratori. E sul mercato...

Ha sentito il bisogno di rompere di nuovo il silenzio, Rocco Commisso. Tra i risultati della squadra che ancora stentano ad arrivare e un malcontento che a Firenze sembra essere sempre più diffuso (gli striscioni, sia quelli esposti che quello «stoppato» l’altro giorno dalla polizia, devono aver mosso le acque) il numero uno della società viola ha scelto di tornare a parlare attraverso una lettera aperta rivolta ai tifosi, nel corso della quale ha toccato tutti i temi di attualità.

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Prendendo le mosse, come più volte fatto dal patron nelle vesti di padre di famiglia, da una difesa a spada tratta dei suoi dirigenti e di tutti gli uomini di sua fiducia, scrive La Nazione. IN DIFESA. «Gli attacchi ricevuti dai nostri uomini-mercato sono stati fuori luogo» ha sbottato il presidente Commisso.

«Seppur la nostra rosa avesse avuto necessità di rinforzi non significa che il club avrebbe dovuto lanciarsi in operazioni spericolate che non danno mai garanzia di successo». Riferimento chiaro all’affare Gudmundsson saltato con il Genoa proprio l’ultimo giorno di mercato.

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Di base, però, resta la fiducia che i risultati arriveranno, nonostante un girone di ritorno iniziato col freno a mano. «Le nostre ambizioni non sono cambiate» ha proseguito il patron. «Siamo ancora in corsa su tutti i fronti e l’obiettivo di fare meglio rispetto alla scorsa stagione non è cambiato, come non è cambiata la mia volontà di fare crescere il club viola.

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Come sempre saranno i risultati a parlare alla fine della stagione». Il sentore dunque è che l’ambizione del presidente sia sempre alta. E che l’idea - circolata più volte in questi mesi - di una possibile e prossima cessione della società sia solo (come ama dire Rocco Commisso) una «fake news», smentita anche questa volta con forza: «Nessuno mi ha costretto a comprare la Fiorentina e nessuno mi costringerà ad andar via da Firenze, come avvenne a Dante.

Nessuno, se non io, potrà mai decidere inoltre chi dovrà lavorare nella Fiorentina e chi invece dovrei mandar via».

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