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De Gea, qué pasa? È caduta anche l’ultima certezza in casa Fiorentina

Neanche il portiere spagnolo si salva nel periodo nero dei viola. E le cose vanno ancora peggio da quando è arrivato Vanoli

Ci aveva messo un attimo David De Gea a diventare un totem. Una certezza incrollabile. Bastarono le prime due apparizioni in maglia viola, in quel caotico preliminare agostano contro la Puskas Akademia, per capirlo. Se le cose si fossero messe male, la Fiorentina avrebbe potuto contare sul suo nuovo muro spagnolo tra i pali. Era stato abbandonato a scadenza di contratto dal Manchester United, chissà perché. Snobbato in ogni angolo d’Europa per un anno intero, chissà perché. Poco male: a Firenze era finalmente arrivato un portiere di livello assoluto. Un colpo da stropicciarsi gli occhi.

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UNA STAGIONE DA FENOMENO. La prima stagione di De Gea sulle sponde dell’Arno è proseguita su questa falsariga. Un rendimento da fenomeno che ha garantito alla squadra di Palladino almeno una decina di punti in campionato. La prestazione contro il Milan, senza dubbio, la cartolina: due rigori neutralizzati nella stessa partita, ipnotizzati Theo Hernandez prima e Abraham poi. Sembrava un’allucinazione collettiva, a tratti, avere un portiere così forte. Qualcuno addirittura azzardava paragoni impegnativi, di quelli che a Firenze pesano come il marmo. A stagione appena terminata ecco il rinnovo di contratto: un brevissimo tira e molla, le voci di un interessamento del Monaco e poi l’accordo. Curiosità: l’ufficialità arriva due giorni dopo le dimissioni di Palladino. Nel bel mezzo del terremoto, la Fiorentina si era almeno assicurata le prestazioni del suo portierone per altri tre anni.

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CROLLO VERTICALE. Veniamo alla stagione in corso. Il riassunto delle disastrose vicende della Fiorentina targata Pioli prima e Vanoli poi ve lo risparmiamo. Quel che ci interessa piuttosto è che il crollo delle prestazioni di De Gea ha seguito praticamente di pari passo quello della squadra. Le prime avvisaglie arrivano già alla prima giornata di campionato. I viola sono avanti (fortunosamente) a Cagliari. Nei minuti di recupero lo spagnolo è poco reattivo sul colpo di testa di Luperto. 1-1 e prima vittoria stagionale sfumata. È servito aspettare più di quattro mesi per raggiungerla. Seguono svariate incertezze, magari non così evidenti ma sufficienti a innestare i primi dubbi sull’ex diavolo rosso. Vengono in mente il gol di Cristante contro la Roma e quello di Leao contro il Milan.

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SEMPRE PEGGIO. Poi l’avvicendamento in panchina. Salta Pioli, al suo posto Vanoli. Dell’insediamento del tecnico varesino la Fiorentina non ha affatto giovato, anzi: nelle prime cinque partite di campionato, due pareggi e tre sconfitte. Solo al sesto tentativo, contro l’Udinese, è arrivata la sospirata vittoria. La situazione in classifica è ulteriormente peggiorata. E anche De Gea ha seguito inesorabilmente il trend generale. In almeno tre gare di gestione Vanoli gli sono imputabili errori. Contro il Genoa si imbambola sul gol di Colombo, preso dalle proteste per un presunto tocco di braccio. Contro il Sassuolo è complice sui primi due gol: si lascia scivolare sotto il corpo il tiro dell’1-0 di Volpato e non esce a presidiare l’area piccola sul 2-0 di Muharemovic. Ciliegina sulla torta contro il Verona, quando concede inspiegabilmente il primo palo a Orban in occasione del primo vantaggio gialloblù. Forse potremmo aggiungerci anche qualche responsabilità sul gol di Kostic contro la Juventus.

E SE CI SI METTE ANCHE DE GEA. Va chiarito: secondo chi scrive quella di De Gea, al momento, non è una stagione da insufficienza rotonda. Anche nelle ultime partite, alle tante disattenzioni si sono alternate parate degne della miglior versione del portiere spagnolo. A Bergamo, ad esempio. La sensazione, dunque, non è quella di una clamorosa involuzione. Piuttosto, sembra essersi incrinata quella affidabilità granitica che lo aveva accompagnato fin dall’inizio della sua esperienza fiorentina. A questo punto si può dire: anche De Gea può sbagliare. Eccome se può sbagliare. E in un momento così complicato, è un altro tassello, l’ennesimo, che viene a mancare alla Fiorentina. A più di un tifoso probabilmente sarà venuto da pensare: «E se ci si mette anche De Gea…». Intanto, a partire dalla partita contro l'Udinese, Vanoli gli ha affidato permanentemente la fascia di capitano. L'intento, con ogni probabilità, è quello di responsabilizzarlo e farlo tornare sui suoi migliori livelli. Perché la Fiorentina, se vuole salvarsi, non può fare a meno delle sue parate.


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