Dall’Expo Vittoriana ai campi di calcio: alla scoperta della storia delle Eagles
Un club considerato da molti tra i “minori” della capitale inglese, ma ricco di storia e curiosità. Conosciamo meglio i prossimi avversari della Fiorentina
C’è qualcosa di profondamente inglese — e quindi inevitabilmente un po’ assurdo — nella storia del Crystal Palace: un club che nasce da una serra vittoriana, si perde nel tempo, e poi riappare come se niente fosse, portandosi dietro un dubbio identitario che sembra uscito da una discussione filosofica più che da un archivio sportivo.
L’EXPO DEL ’51. Tutto comincia non con il calcio, ma con il vetro. Il Crystal Palace era un gigantesco edificio in ferro e cristallo costruito per l’Esposizione Universale del 1851 e poi ricollocato nel sud di Londra, in quella che diventerà — senza troppa fantasia — l’area chiamata appunto Crystal Palace. Attorno a quella struttura nasce un piccolo ecosistema sportivo: cricket, atletica, intrattenimento borghese. È lì che nel 1857 nasce un club di cricket, e da lì, quasi per inerzia stagionale, nel 1861 una squadra di calcio.
Quel primo Crystal Palace è un pezzo di preistoria del gioco: è tra i fondatori della Football Association nel 1863 e gioca la prima FA Cup della storia, arrivando fino alle semifinali. Poi però succede una cosa molto “Palace”: il club semplicemente svanisce. Fine anni Settanta dell’Ottocento, nessun epilogo epico, nessuna tragedia. Solo silenzio.
RINASCITA. Il Palace moderno nasce nel 1905, quando la compagnia che gestiva il parco decide di creare una squadra professionistica. È qui che inizia la linea ufficiale, quella che porta a Selhurst Park, alle promozioni e retrocessioni, a una presenza intermittente ma ostinata nel calcio inglese. Ma sotto traccia resta la domanda: è lo stesso club? Oppure è solo un’eredità nominale, una specie di reboot vittoriano? Negli ultimi anni, il Palace ha provato a riscrivere la propria genealogia, rivendicando un legame diretto con il 1861 — abbastanza per dichiararsi il club professionistico più antico del mondo. Una tesi affascinante, sostenuta da ricerche interne, ma contestata da storici e persino dalla FA, che vede più una parentela che una continuità. È il classico dilemma del calcio inglese: quando una squadra smette di essere sé stessa? Nel frattempo, però, il Palace contemporaneo ha smesso di interrogarsi troppo e ha iniziato a esistere davvero. Dal 2013 è diventato una presenza stabile in Premier League, costruendo una propria identità: meno glamour delle big, più resistente, quasi testarda.
GLORIA RECENTE. E poi, come spesso accade con le squadre che sembrano vivere ai margini della storia, è arrivato il momento inatteso: la vittoria della FA Cup nel 2025, il primo grande trofeo dopo più di un secolo. Un evento così fuori scala da sembrare perfettamente coerente con la loro storia — una linea spezzata che improvvisamente trova senso. Il Palace batte a giugno scorso il supertitolato Man City, in una finale di coppa che sa molto di Davide contro Golia. Il palcoscenico è di quelli prestigiosi: Wembley, che sarà teatro della seconda coppa vinta dalle “Eagles”, il Community Shield (il corrispettivo britannico della Supercoppa Italiana, né più né meno, ma senza inutili semifinali e partite disputate in luoghi esotici a scopo di lucro) conquistato ai rigori contro un’altra corazzata, il Liverpool che ha dominato in lungo e in largo la scorsa Premier League.
Il Crystal Palace, in fondo, è questo: un club che non sa esattamente quando è nato, ma che ogni tanto riesce a ricordarti perché esiste.
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