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Dalla scivolata su Meister al ‘Vamos’ alla Fiesole: riecco Ranieri, una lezione di resilienza

Dopo Como e Jagiellonia, il difensore è stato autore di una grande prestazione anche nel derby contro il Pisa

Quel ‘Vamos’ gridato verso la Curva Fiesole al triplice fischio del derby contro il Pisa sa un po’ di chiusura di un cerchio e di nuovo inizio. Un urlo liberatorio con la Fiorentina finalmente fuori dalla zona retrocessione. Se tre indizi fanno una prova, contro i nerazzurri è arrivata la terza partita consecutiva positiva di un ritrovato Luca Ranieri.  

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Prima con Italiano e poi con Palladino, il classe 1999 si è sempre ritagliato un posto da titolare nella difesa viola fino a ricevere la fascia da capitano da parte dell’allenatore di Mugnano che ne ha riconosciuto valori e affidabilità nonostante una giovane età e le pressioni di una piazza umorale come Firenze, nella quale è sempre difficile affermarsi come profeta in patria (è nato in Liguria, ma è a Firenze dall’età di 14 anni). Dai crampi nella finale di Praga al gol nella bolgia del Benito Villamarin fino alla convocazione di Spalletti in Nazionale, Ranieri è stato forse il difensore che ha dato maggior regolarità di prestazioni negli ultimi anni: mai una prima scelta a inizio stagione, l’ex Salernitana si è sempre guadagnato una maglia grazie al lavoro in campo, a una buona capacità di impostazione col sinistro, temperamento e tanta applicazione, al netto di qualche limite tecnico e strutturale. 

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La parola resilienza descrive al meglio la stagione e forse la carriera di Ranieri, visto che con Italiano era partito fuori rosa. Questa estate un inizio da capitano sfiduciato, con Pioli che gli ha confermato la fascia, ma senza averlo scelto e senza mai aver dato l’impressione di stimarlo fino in fondo anche per alcuni atteggiamenti come le proteste troppo plateali nei confronti degli arbitri e qualche maliziosità di troppo. Con il passare delle giornate in fondo alla classifica sono aumentate anche le critiche nei suoi confronti, come quando è stato incolpato di aver cercato un rigore contro il Lecce all’ultimo minuto in uno scontro diretto alla decima giornata con i viola sotto 1-0 al Franchi. Ma quanti non lo avrebbero fatto in quella circostanza se avessero sentito il contatto? Per una situazione simile Bastoni è stato osannato dai tifosi nerazzurri qualche settimana fa. 

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Al suo arrivo, Vanoli lo ha difeso e ha usato parole dolci raccontando anche che lo avrebbe voluto al Venezia qualche anno prima. Ma contro l’Udinese è arrivata la prima vittoria stagionale ed è coincisa con la fascia da capitano consegnata a De Gea per alleggerire Ranieri dalle pressioni. Il difensore è poi finito in panchina col passaggio alla linea a quattro e al centro di alcuni gossip di mercato nel mese di gennaio. Luca è rimasto in silenzio e ha saputo rialzare la testa, nonostante gli fossero state attribuite responsabilità anche per l’ingresso in campo nel finale di gara col Torino. Contro il Como è tornato titolare al fianco di Pongracic tra lo scetticismo generale e ha risposto presente. La conferma è arrivata poi nel gelo di Bialystok con il gol di testa a sbloccare il risultato e ieri si è reso protagonista dell’ennesima prova solida. Il tempismo dell’intervento in scivolata su Meister in area di rigore nella ripresa sarebbe da far vedere nelle scuole calcio e la fai solo se stai bene di testa.

 In Polonia, Vanoli lo ha elogiato e ha definito esagerata la gogna nei suoi confronti. E Luca dopo il Como aveva dimostrato maturità e umiltà anche chiedendo scusa per il suo rendimento. Troppe critiche per un ragazzo di 26 anni che forse Firenze e i fiorentini non hanno mai capito del tutto fino in fondo. Può commettere errori, come tutti, magari dovuti alla poca lucidità o per eccesso di foga, ma ogni volta che gioca esce dal campo con la maglia sudata. Quando è andato in panchina ha esultato ai gol e ha cercato di aiutare i compagni più giovani. La dimostrazione che si può essere capitani anche senza la fascia. Spesso si dice che i momenti difficili sono quelli che ti fanno crescere di più e chissà che questa non sia una versione migliore del Ranieri ammirato nelle scorse stagioni come punto fermo della difesa viola in lotta per obiettivi ben più nobili di quello attuale.


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