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Così rinasce il campione Ribery: un guerriero mai domo

Focus sul Corriere dello Sport-Stadio sul francese viola tornato in campo dopo mesi di stop

Franck Ribery ha vinto praticamente tutto. Quello che gli manca, il titolo Mondiale con la Francia, glielo ha sfilato l’Italia. Quell’Italia da dove ha scelto di ricominciare con la maglia della Fiorentina, terzo campionato europeo dove lasciare il timbro, dopo Francia e Germania.

Scrive il Corriere dello Sport-Stadio. Guerriero mai domo, 205 giorni dopo l’ultima gara giocata, con un chiodo nella caviglia e una fisioterapia condizionata dalla pandemia da Coronavirus. Franck si è trasformato in Highlander: immortale davvero.

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Oltre che coraggioso, perché scegliere di scommettere su una squadra in fase di ri-costruzione, la Fiorentina appunto, che la passata stagione si è salvata all’ultima giornata, non è da tutti. Lui, lo sa bene: "Devi correre dei rischi, deve correrli sempre.

Anche l’attesa è essa stessa un rischio". Quando scriveva queste parole, erano i giorni della trattativa per trasferirsi in riva all’Arno, degli allenamenti in solitaria per farsi trovare pronto. A sorprendere, l’altra sera col Brescia, è stato il suo atteggiamento, da ragazzino, a dispetto delle 37 primavere sulle spalle.

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Che poi è lo stesso che lo ha visto arrivare al centro sportivo con almeno due ore di anticipo sull’orario di convocazione. Per montare in sella alla cyclette, portare i muscoli a pieno regime e convincere l’allenatore che sì, schierarlo in campo sarebbe stata l’unica scelta possibile.

E l’umiltà che lo contraddistingue in campo è la stessa della sua vita. Anche quando c’è stato da mettere a disposizione il suo aereo privato per la mamma di un amico cantante, rimasta bloccata (per il Covid) ad Algeri. Campione, Ribery, lo è diventato.

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"Non sognare di vincere, lavora per questo": lo sta facendo anche adesso, a Firenze. Dove tutti aspettano di festeggiare il ritorno al gol del “Re”, come a San Siro, quando alla Scala del calcio i riflettori sono stati tutti per lui.

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