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Comuzzo, il giocatore più divisivo della stagione viola

Le prestazioni del difensore gigliato hanno attratto molte critiche e un senso vago di dispiacere sulla sua regressione rispetto all’anno scorso

Sotto molti aspetti, la stagione di Pietro Comuzzo è perfettamente sovrapponibile a quella della Fiorentina. Dev’essere strano partire ad agosto con un certo carico di aspettative, dopo un’estate passata a schivare offerte multi-milionarie, e finire all’ultima di campionato con un autogol che è un po’ l’emblema dell’autosabotaggio del giovane difensore gigliato.

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REGRESSIONE. Una delle rivelazioni della scorsa stagione si è tristemente trasformato in una versione tascabile, economica, del marcatore arcigno vecchio stampo che stava per fissare la propria stella nel firmamento del calcio italiano contemporaneo. Una sorta di regressione che in molti hanno attribuito al calo di tutto il gruppo squadra, mentre altri già “sapevano” (una posa tipicamente fiorentina questa) che il giocatore non fosse mai stato all’altezza di questa maglia. Gli errori di questa stagione sono spesso costati caro alla squadra, e Vanoli ha sempre provato a centellinarlo (salvo poi utilizzarlo in situazioni di emergenza, anche da terzino destro) per limitarne l’esposizione alle critiche, per evitare di esporlo e inevitabilmente rovinare la sua crescita come un bonsai tagliato male. Se chiedi in giro, magari nei pressi del Franchi o del Marisa, chi sia stato il giocatore con l’involuzione più grave rispetto all’annata palladiniana, in molti direbbero proprio il suo nome.

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DIVISIVO. Comuzzo ha sempre agito con umiltà e profilo basso, nonostante tutto. Nonostante all’inizio della stagione venisse già considerato un asset dispensabile, anche durante un mercato estivo condotto da Pradè che ha sfiorato i 100 milioni di euro (senza rinforzare in alcun modo il reparto arretrato), e nonostante le sopracitate sirene arabe che, in retrospettiva, in molti in città avrebbero accolto con piacere, alla luce del brutto rendimento di questi ultimi mesi. È importante però sottolineare quanto la discussione su questo ragazzo sia comunque centrale nel discorso sul futuro prossimo del club, e quando sia divisivo, tra chi vorrebbe tenerlo e chi vorrebbe provare a cederlo. Da un lato, c’è la consapevolezza che dagli errori si possa fortificare la propria struttura, tecnica, fisica e mentale; del resto il ragazzo è ancora “giovane”, e può farsi le ossa in un ruolo in cui notoriamente i calciatori maturano verso i 25 anni e trovano forma compiuta attorno ai 30. Tradotto: Comuzzo è acerbo, ma può crescere. Dall’altra, la visione cinica impone che da una sua eventuale cessione (tutt’altro che eccellente, contando il valore al ribasso del calciatore) si possa ricavare un buon gruzzoletto da reinvestire in un difensore più esperto e sagace.

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L’impressione è che il club ci punti, ma non è chiaro capire quale sarà il suo ruolo nel futuro, anche considerando l’incertezza che ancora aleggia sul nome del nuovo (?) allenatore. La certezza invece è che Comuzzo si trovi bene qui, che si senta a casa: pur non essendo fiorentino, è cresciuto da queste parti (come Ranieri, ad esempio) e già dimostra un attaccamento alla maglia che altri uomini, il cui peso specifico all’interno della rosa è di gran lunga superiore, non hanno mai veramente esternato. Questo aspetto da solo non potrà determinare se Comuzzo resterà in un ruolo marginale per la prossima stagione, o se proverà a giocarsi le proprie carte da titolare, ma ci dice molto sullo spirito del ragazzo. Del resto la Curva ha intimato i giocatori a tirare fuori gli attributi, e chiedono a gran voce uomini veri: per Comuzzo, questa è l’occasione di dimostrarlo.

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