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Come (se) cambierà il mercato con Paratici? Con Pradè quasi tutte operazioni interne e poco estero

Con l'inizio della ‘vera era Paratici’ sarà da capire come cambierà la geografia e la politica del mercato della Fiorentina

Come e se cambierà il modus operandi della squadra mercato viola sarà tutto da capire. Con l’inizio dell’era Paratici, infatti, dovrebbe iniziare un film tutto nuovo rispetto alla pluriennale esperienza alla Fiorentina di Daniele Pradè.

PRE-PARATICI. Come fosse solito operare il dirigente romano era diventato ormai cosa nota: poco estero, molto mercato interno o comunque andando a prendere calciatori che fossero già pratici di Serie A, poco scouting e canali preferenziali con alcuni procuratori. Basti pensare alla sessione estiva dell’ultimo calciomercato in cui Pradè ha operato con Goretti: Piccoli, Sohm, Fagioli, Fazzini, Dzeko (da estero, ma già esperto di Serie A), Nicolussi, Viti (da estero, ma già esperto di Serie A), Lezzerini, oltre ai riscatti di Fagioli, Gosens (preso l’anno prima dall’estero ma già esperto di Serie A) e Gudmundsson. Puramente dall’estero sono stati presi solo Lamptey e Kospo (per la Primavera). Tra estate e inverno del precedente calciomercato stesso fil rouge. Puramente dall’estero erano stati presi solamente De Gea, Richardson e Moreno. Nella sessione invernale arrivò Valentini, mentre i vari Ndour e Zaniolo erano italiani andati a giocare all’estero. Senza voler ricordare tutto il listone di operazioni effettuate da Pradè nei suoi anni a Firenze, va sottolineato come il metodo d’acquisto dei giocatori sia stato più o meno sempre lo stesso. Nonostante si siano avvicendati collaboratori di mercato come Burdisso prima e Goretti poi, passando per figure a cavallo tra prima squadra e settore giovanile come Angeloni e Melissano. Senza dimenticare l’operatività avuta negli anni da Joe Barone.

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CON PARATICI. Anche nello scorso gennaio, teoricamente il primo mercato di Paratici (per quanto fosse ancora dipendente del Tottenham), sono arrivati Rugani, Brescianini e Fabbian dal mercato interno, Solomon e Harrison da quello puramente estero. C’erano tanti alibi e discriminanti che hanno influenzato quella sessione di mercato, per cui si può tranquillamente dire che quest’estate sarà il primo vero banco di prova per Paratici. Non tanto per stilare giudizi o sentenze, ma già solamente per capire come deciderà di muoversi. Con Corvino l’area geografica preferita erano i Balcani, con Pradè l’Italia. Nel frattempo altri club hanno puntato con forza sul nord Europa, arrivando prima su giocatori poi esplosi (anche in questo caso, inutile andare a rifare i listoni, ormai è cosa nota). 

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PROPRIETA’. Molto, ovviamente, dipenderà dalle linee guida della proprietà. Al netto del video-messaggio di Joseph Commisso, ciò che emergerà dal summit Paratici-Ferrari-Commisso in Usa potrà già indicare la via maestra. Con Pradè sono stati gettati al vento milioni e milioni, non solo per cartellini ma anche per ingaggi dati a calciatori che, poi, sono diventati invendibili. Sono stati sforati tutti i tetti precedentemente imposti con cifre come quelle riconosciute a Kean e De Gea. Come si muovesse Corvino era cosa nota: monte ingaggi contenuto, più spesa sui cartellini di giovani (soprattutto stranieri e sconosciuti) da valorizzare e rivendere. Pradè ha alternato, puntando molto più su ingaggi alti e spendendo meno per i cartellini, mentre l’anno scorso unì le due cose (con esiti disastrosi). Paratici come si muoverà in tal senso? Avrà carta bianca su ingaggi monstre, o riceverà l’input di non andare oltre un certo tot? Tra pochi giorni se ne saprà di più, anche se i primi segnali sembrano andare verso una riduzione dei costi fissi, con conseguente taglio di giocatori dagli ingaggi (troppo) importanti. 

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