Chosen Kean: l’azzurro riaccende il bomber viola
Kean sembra essersi lasciato alle spalle il fastidioso problema alla tibia, e il gol in Nazionale lo ha reso ancor più protagonista.
Nel corso di questa stagione, Moise Kean è stato uno tra i più discussi della Fiorentina. Molti da lui si aspettavano un bis della stagione precedente, e nella storia calcistica di un giocatore così talentuoso, eppure così discontinuo, la lingua ha battuto dove il dente duole: Kean centravanti da 20 reti a stagione, o Kean bluff? Quale, quindi, la versione che i tifosi viola avrebbero visto? Quale Moise è il vero Moise?
ASPETTATIVE. Kean è un accentratore: una figura la cui importanza e il peso specifico, sia carismatico che tecnico, è palese a tutti. Uno di quei calciatori che sembrano avere un occhio di bue puntato su di loro non appena tirano i primi calci al pallone. Una carriera passata con l’etichetta di predestinato (non a caso, Chosen è il titolo del suo ultimo album). Un ragazzo “fuori dagli schemi”, un bad boy che però è così solo per convenzione giornalistica, o sentito dire. Un ragazzo, sopratutto, che ha dovuto sempre confermare le aspettative, tanto che sin dai suoi esordi si parlava di lui come di futuro 9 della Nazionale. Ha fallito, e si è rialzato: ma questo tipo di pressione ha spezzato molti, in Italia. Lui, però, sembra reagire.
IL FAVORITO. Dopo le delusioni della prima parte di carriera, Moise è diventato uomo in riva all’Arno. Si può dire che Firenze sia la città che lo ha fatto crescere, sia come leader che come marcatore. Forse è per questo che i tifosi viola sembrano avere una predilezione nei suoi confronti, rispetto ad altri giocatori che in questi anni si sono sudati una maglia da titolare, o che hanno rappresentato questi colori giocando un buon calcio. De Gea è un portiere dallo status semi-leggendario, eppure non riceve tutti questi complimenti. Ranieri il difensore che si è fatto da solo, costruito in casa e che si è conquistato non solo la titolarità, ma a un certo punto anche la fascia, ma non è il preferito di un popolo sanguigno e attaccato ai propri giocatori come quello viola. Mandragora un leader silenzioso che, arrivato in sordina, si è preso sempre più spazio e minuti, segnando anche gol pesanti. Ma nessuno di questi calciatori ha lo status, la nomea, l’aura, come direbbero gli zoomers, di Moise Kean. Nessuno è iconico come lui.
SPECULAZIONI. Nonostante tutto, è bastata un’annata storta per far cambiare idea ai tifosi gigliati, non solo su Kean ma un po’ su tutta la squadra, a dire il vero. Eppure Moise si è preso le critiche più aspre: quando un leader disattende le aspettative, non segna, e sembra fuori fase, allora iniziano i problemi. Non solo in campo, ma anche sugli spalti: un mormorio che vuole Moise lontano da Firenze, Moise focalizzato solo sui prossimi obiettivi (Milan? Mondiale da titolare?), Moise che pensa solo al rap, Moise che preferisce andare alle sfilate con Leao (un altro punzecchiato curiosamente per i medesimi motivi, sponda rossonera), piuttosto che allenarsi col gruppo e provare a salvare la zattera dal maremoto.
AMORE RITROVATO. La buona forma recente della squadra ha ricucito un tacito rapporto d’intesa tra la squadra e i tifosi (in special modo, la curva). Moise non ha brillato ed è ben sotto il suo par, ma ha dato segnali di vita e sembra essere tornato quella turbina selvaggia al centro dell’attacco che mette in scacco ogni difesa. Il gol in Nazionale suggella un sollievo generale sulla sua forma fisica (non sempre al top in quest’ultimo mese), e sulle sue convinzioni in vista del rush finale, che dovrebbe darci verdetti sulla salvezza della Fiorentina e sull’Italia al Mondiale. Kean resta in mezzo: tra un’opinione pubblica che straparla ancora troppo di lui, e si attende sempre di più, e dei tifosi che sembrano accettare la sua natura randomica, imprevedibile. Soprattutto, i tifosi della Fiorentina hanno quel giocatore che rappresenta i colori viola in Nazionale, e lo fa da protagonista (sempre in rete nelle ultime 5 partite in azzurro): un giocatore, un simbolo, se vogliamo, che i sostenitori gigliati aspettavano da anni.
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