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Bonaventura era il trascinatore, ora si è fermato e la Fiorentina è in crisi

La crisi della Fiorentina spiegata anche attraverso le vicende di uno die suoi trascinatori (almeno fino a poche settimane fa)

Testa alta, mezzo esterno destro filtrante in area di rigore e palla-gol per Ikoné. Un lampo di “Jack” a Bologna, l’unico nei cinquantasei minuti in cui Bonaventura è stato in campo, perché la verità vera è che non è più lui.

Scrive il Corriere dello Sport-Stadio. Anche se ti riempie comunque l’occhio, anche se ogni volta che il pallone passa dai suoi piedi ti aspetti quello che da altri non ti aspetti, però da dicembre si sono perse le tracce del calciatore che faceva la differenza, che con lui in campo era una Fiorentina e con lui fuori un’altra.

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Lo dicono i numeri, lo dicono ciò che rimanda indietro con gesti, movimenti e sorrisi persi.

TALLONE E CONTRATTO

Nessun dubbio su impegno e senso di appartenenza, ma nemmeno (dubbi) che questo Bonaventura sia lontano dal calciatore ammirato nei primi quattro mesi di questa stagione, quello per intendersi da sei gol e due assist in campionato fino a Fiorentina-Salernitana, da Nazionale azzurra riconquistata addirittura a tre anni di distanza dall’ultima volta per dire l’impatto avuto sul nuovo commissario tecnico Spalletti.

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Poi, d’un colpo lo scenario è cambiato. Sembrava in maniera parziale per via del dolore al tallone, di per sé brutt’affare per la particolarità del problema che un giorno ti molla e il giorno dopo ti stringe il piede in una morsa, e invece è andato a sommarsi con la questione del rinnovo del contratto.

Se l’aspettava Bonaventura (il rinnovo) e con l’aggiunta di un altro anno, è automatico (con ipotesi di ribasso) fino a giugno 2025 per la società al raggiungimento del 50 per cento delle presenze personali sul totale delle partite disputate dalla Fiorentina.

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E Jack non è stato più Jack.

PATTO PER L'EUROPA

Esperienza e professionalità non bastano a compensare lo stato d’animo che trasforma emozioni e passione in pensieri e preoccupazioni, e se nel mezzo entra anche la possibilità di andarsene subito e si presenta con le sembianze della Juventus, allora il discorso si complica.

Commisso ha fatto muro, Bonaventura non ha forzato la mano e insieme vanno avanti. C’è una morale, nel senso di filo che tiene unito il tutto: tra Bonaventura e la Fiorentina non è più come prima e a giugno si diranno addio se non intervengono novità, ma sbaglia di grosso chi pensa che il centrocampista marchigiano non farà di tutto per tornare ad essere quello che è stato da agosto a dicembre.

Il patto per l’Europa dentro lo spogliatoio è sacro.

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