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Bonan a Zona Viola: «A Vanoli direi: vai a cercare fortuna altrove. Palladino è stato frettoloso»

Il presentatore televisivo è stato ospite del format live di LaViola.it con Niccolò Misul e Rocío Rodríguez

Alessandro Bonan, noto volto di Sky Sport, è stato ospite di LaViola.it nel format live Zona Viola, condotto da Niccolò Misul e Rocío Rodríguez: «Sofferenza? Ne parlavo proprio oggi in una chiacchierata, secondo me rappresenta l'essenza del calcio. Domani giocano Psg e Bayern, un calcio di un altro livello, ma questa non è l'essenza del pallone, che invece ti porta a non dormire la notte, a vivere in maniera sentimentale il gioco, soprattutto per i tifosi. E la Fiorentina sopravvive per questo motivo, perché c'è il sentimento».

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ALLENATORE. «Questa stagione è la conseguenza di scelte sbagliate fatte negli scorsi anni. Ci aspetta un campionato di reset, perché dopo aver sfiorato la retrocessione il grande rischio è quello di finirci se si continua così. Con la scomparsa di Barone si è notata una scissione del comparto squadra: i calciatori sono dei ragazzi, hanno bisogno di essere redarguiti, riportati all'ordine poiché frequentano un ambiente che corrompe la morale. Si parla oggi solo di allenatori, ma si sbaglia. Non sono l'unica componente di un club. Vanno considerate anche le strutture, cosa che la Fiorentina ha, ma è stata errata la costruzione della rosa da affidare ad un tecnico. I dirigenti sono la parte che ha il compito di tenere il tutto insieme. Non basta prendere il grande nome per la panchina: ce ne saranno 4 o 5 che fanno davvero la differenza da soli in Europa. È da decenni che la Fiorentina esalta la scelta dell'allenatore, con la conseguenza che se va bene è tutto merito del tecnico, mentre se non arrivano i risultati la colpa è solo di uno».

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LA STAGIONE PASSATA. «Palladino aveva pensato una cosa semplice: c'è un attaccante come Kean, che fa fatica ad avere accanto altri, che prova a prendere il prima possibile la porta, allora io cerco di sfruttarlo con una squadra che si protegge dietro e appena può lo lancia in profondità. Questo modo di giocare a qualcuno non piaceva ma funzionava. Ha battuto quasi tutte le grandi, l'indirizzo alla Fiorentina Palladino gliel'aveva dato. Pioli invece no, nessuna via: io lì mi sono allarmato; vedevo sguardi persi dentro ad uno stadio perso, osceno dal punto di vista estetico. Il Franchi è stato un fattore in questa stagione».

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E VANOLI? «Bravissimo, ha fatto un ottimo lavoro, ma deve andarsene. La Fiorentina deve tornare a respirare, così come i suoi tifosi, la piazza ha bisogno di smettere di soffrire dopo un anno così deprimente e disgraziato. Va cercato un nome che riporti speranza nel futuro; ripeto che non basta l'allenatore, ma siccome Firenze si è messa di traverso nei confronti di Vanoli, io consiglierei allo stesso tecnico di andare a cercare fortuna altrove. Kean? Dopo un'annata così arriverebbero almeno 30 milioni? Dubito. Magari dall'estero, non credo proprio dall'Italia. Resta uno dei migliori centravanti italiani, a mio modo di vedere, ma la Fiorentina non può continuare ad essere un punto di passaggio per i giocatori: il club deve tornare ad essere un punto d'arrivo».

SUI GIOVANI. «Tradizionalmente la Fiorentina ha fatto bene quando è ripartita dai giovani. Ecco io ricomincerei da loro, dal settore giovanile, dai nativi fiorentini che capiscono quanto conta la maglia viola. Quando arrivano troppi stranieri da realtà tanto diverse fra loro c'è il rischio della non integrazione all'interno dello spogliatoio. Paratici riparta dal settore giovanile, valorizzandolo. In Premier League c'è il principio del curriculum per gli extracomunitari: se gioca in Nazionale, se ha fatto tot presenze, x gol... qua no. Un discorso generale che si potrebbe estendere al calcio italiano. Braschi non si era mai visto, se ne diceva solo bene in Primavera ma subito a Roma ha preso palo al posto di un bocciato Gudmundsson. Gliel'ho detto a Vanoli nel post partita: Braschi ha dato una piccola lezione al numero dieci».

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