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Il Blog di Ludwigzaller: Selvaggi

Da sempre gli europei sono convinti di essere circondati da selvaggi. Già i greci e i romani erano affetti da questa patologia. Per i greci “straniero” e “barbaro” erano sinonimi. I romani fantasticavano sui sacrifici umani dei fenici e dei cartaginesi.

Nel Cinquecento a essere presi di mira furono gli indigeni americani, ma non meno sprezzante fu l’atteggiamento dei gesuiti verso gli abitanti dell’Asia. Teorizzare l’inferiorità dei nemici significava trovare un’ottima giustificazione per l’opera di conquista e di sfruttamento che condusse gli europei a dominare il mondo.

Se erano cannibali, se sacrificavano esseri umani, e se ne nutrivano, dovevano essere sterminati o ridotti in schiavitù. Questa visione dell’Europa come una cittadella assediata da nemici immaginari non si è ancora esaurita e lo possiamo facilmente costatare in questi giorni.

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Anche il mondiale di calcio può essere letto come una grande sfida tra l’Europa e le sue propaggini americane, e il resto del mondo: tra i civilizzati in senso calcistico e i selvaggi. Si discute se i selvaggi debbano essere ammessi al mondiale.

Affinché la competizione abbia il rango che le compete, però, non c’è scelta: bisogna accettare anche gli indigeni. E d’altronde ormai le squadre di calcio del mondo civilizzato si sono riempite di selvaggi reclutati nelle regioni più remote e condotti a ingrossare le fila dei grandi club.

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I civilizzati puntano a una partenza lenta e meditata, che li metta in condizione di rendere al meglio quando la competizione entra nel vivo. I selvaggi sono obbligati a rischiare e a far valere sin dalle prime partite l’entusiasmo, la vitalità, l’ambizione sopita che li caratterizza.

Le battaglie che si scatenano sono dunque molto equilibrate. E fanno venire alla mente i grandi scontri militari che hanno visto in passato la sconfitta dei civilizzati, da Teutoburgo ad Adua, passando per le imprese del Mahdi narrate da Lytton Strachey nella vita di Charles C.

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Gordon. Questa volta non ci sono state sorprese. I selvaggi sono stati sconfitti, umiliati, rimandati indietro come in un respingimento di Salvini. Nessuna squadra africana o asiatica, al momento, è arrivata al secondo turno; e neppure i barbari iperborei della Finlandia ce l’hanno fatta.

L’ultima giornata del gruppo h potrebbe cambiare in parte le carte in tavola, permettendo al Senegal o al Giappone (o a entrambe) di andare avanti. Ma il Senegal dovrà fare i conti con la squadra per la quale faccio il tifo: la Colombia di Cuadrado, frammento indio dei domini di Filippo II.

Il mondiale si giocherà ancora una volta tra gli europei e i discendenti degli imperi spagnoli e portoghesi del sud America. E sarà una sfida aspra, senza esclusione di colpi, dall’esito incerto e imprevedibile. Grandi campioni cadranno metaforicamente sul campo della sfida, altri saranno celebrati e portati in trionfo sugli scudi.

È quel meraviglioso spettacolo del quale gli italiani sono stati privati per l’ignavia di un sol uomo, nel cui nome si celava quella Ventura che non ha saputo volgere dalla nostra parte.

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