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Astori, la perizia non fa sconti: "Davide si doveva fermare"

Il superconsulente della procura: "I farmaci potevano prevenire aritmie fatali". Diversi segnali che potevano indurre a controlli approfonditi.

Se fosse stata diagnosticata, la cardiomiopatia aritmogena che ha provocato l’aritmia maligna causando la morte di Davide Astori,«avrebbe portato all’interruzione dell’attività sportiva agonistica e alla prescrizione di farmaci betabloccanti».

Nella sua perizia lo spiega chiaramente il professor Domenico Corrado dell’Università di Padova, uno fra i massimi esperti al mondo di morte cardiaca improvvisa, consulente tecnico nominato dalla procura di Firenze per rispondere a una serie di quesiti relativi al rispetto delle linee guida di chi ha rilasciato i certificati di idoneità, allo stato di avanzamento della malattia, alle opportune contromisure da prendere per evitare l’aggravarsi della patologia.

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Così scrive La Nazione. SI POTEVA FERMARE. La tempestiva adozione delle terapie avrebbe evitato il decesso di Davide? «La restrizione dell’attività fisica e la prescrizione di terapia betabloccante potevano rallentare la progressione del processo morboso della cardiomiopatia aritmogena e prevenire l’insorgenza di aritmie ventricolari maligne nel giovane Astori», sostiene il professore.

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Dunque, se fosse stata fatta la diagnosi di cardiomiopatia aritmogena biventricolare (patologia nel 50% dei casi genetica, ma non in quello di Astori), il calciatore avrebbe dovuto smettere di giocare e iniziare una cura per evitare l’insorgenza di aritmie maligne e potenzialmente fatali.

DIAGNOSI. Ma come si poteva diagnosticare una malattia che al momento era in una fase «presintomatica»? C’erano state le avvisaglie che avrebbero dovuto portare ad approfondimenti diagnostici, secondo quanto previsto dai protocolli cardiologici per l’idoneità sportiva: nel 2014, a Cagliari, durante la prova da sforzo, erano emerse due extrasistoli ventricolari isolate, nel 2016, sempre nel test da sforzo, quattro battiti ectopici ventricolari, con un asse cardiaco lievemente deviato a destra e blocco di branca destra incompleto, nel 2017, ancora a Firenze, e ancora sotto sforzo, l’allarme più significativo era stato segnalato dalla presenza di sporadica extrasistolia ventricolare a due morfologie per tutta la durata della prova, oltre alla presenza all’elettrocardiogramma basale di onde T invertite nelle derivazioni periferiche inferiori e, nel 2018, nel tracciato elettrocardiografico effettuato dal capitano viola il 28 febbraio, tre giorni prima del decesso, si notava una frammentazione della parte terminale del complesso Qrs, con sospetta onda epsilon in V1 e V2 (un reperto presente nel 50% dei casi di cardiomiopatia aritmogena).

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In base alla documentazione, Astori avrebbe dovuto essere sottoposto a successivi accertamenti: holter delle 24 ore e risonanza magnetica cardiaca per l’individuazione della patologia. Esami che non sono mai stati effettuati.

Con diagnosi di patologia mai avvenuta.

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