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Addio Joe, da Pozzallo all'Europa: era il motore viola, con il sogno di alzare un trofeo

Due giorni e mezzo al San Raffaele, una battaglia che è sembrava durissima fin dal principio. Dirigente che ha diviso Firenze e i fiorentini, ma il dato di fatto è che la Fiorentina oggi perde il suo motore

Abituarsi alla sua assenza, dentro e fuori il Viola Park, per i tifosi della Fiorentina sarà esercizio lungo e doloroso. Perché oggi il club viola ha perso il suo motore. La Fiorentina e il mondo del calcio piangono Joe Barone.

Il dg viola è scomparso all’età di 57 anni, nel giorno di San Giuseppe e alla vigilia del suo compleanno. Il legame con il pallone era iniziato da bambino quando giocava nel Pozzallo, squadra di un comune di 18mila abitanti in provincia di Ragusa, con il sogno di arrivare in Serie A.

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Un traguardo raggiunto più avanti grazie alla passione e a quella determinazione che lo ha sempre contraddistinto in ogni ambito: nel massimo campionato Joe ci è arrivato con altre vesti. Dalla Sicilia si è trasferito a New York insieme alla sua famiglia e anche lì ha continuato a giocare.

La svolta c’è stata quando ha conosciuto Rocco Commisso, presente ad assistere a una delle partite tra la scuola cattolica e la Columbia University, l’università in cui ha studiato il presidente viola. Un ruolo da dirigente nei Cosmos, poi da dg nella Fiorentina targata Commisso, dove attraverso il suo cellulare era diventato il tramite tra la tifoseria e il patron italoamericano.

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Sono tanti gli episodi nei quali metteva in contatto i supporters viola con Rocco. Un modo più umano per approcciarsi con quel popolo viola di cui ha sempre ribadito l’importanza. Dalla salvezza all’ultima giornata contro il Genoa da spettatore (prima volta al Franchi, era il 26 maggio del 2019) alla finale di Praga.

Le prime stagioni nel calcio italiano non sono state facili. Dopo due anni con la Fiorentina fuori dalle coppe e con qualche passo falso nel cammino è arrivata la qualificazione in Europa, all’ultima giornata proprio contro la Juventus.

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E poi le due finali disputate nella stagione successiva. Un personalità spesso divisiva quella del dirigente siciliano, che non si è mai tirato indietro nelle battaglie a difesa della Fiorentina nella politica del calcio: dalle commissioni agli agenti alle infrastrutture, oltre alla cura dei rapporti con le istituzioni come con Ceferin e Infantino.

Un modus operandi diverso rispetto ai tanti dirigenti del calcio italiano: tante cose ben fatte, ma anche qualche uscita pubblica rivedibile con tifosi e giornalisti. Un ruolo attivo anche sul mercato e sulla scelta degli allenatori.

Barone rivelò di aver visto Italiano per la prima volta in un Trapani-Catania in Serie C e lo aveva colpito, ma era stato decisivo anche per convincere Gattuso, l’allenatore tanto voluto da Rocco. Ironico e senza peli sulla lingua, Joe ha vissuto Firenze e l’ha capita, ma non sempre è riuscito a mettere tutti d’accordo.

La Fiorentina in semifinale di Coppa Italia per la terza stagione consecutiva, ancora in corsa in campionato per l’Europa e in lotta per vincere la Conference rappresentava per lui la speranza concreta per regalare un trofeo alla città, ai tifosi e a Rocco Commisso.

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