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15 reti subite da piazzato, peggio solo l’Hellas. Comuzzo, soliti errori. La difesa è da rifare

Soliti problemi difensivi evidenziati dalla Fiorentina, con la Roma e in tutta la stagione. Per il futuro serve rifondare

All’andata col Genoa fu la prima in panchina di Paolo Vanoli con la Fiorentina. Tra le tantissime cose che facevano acqua, al Ferraris il tecnico viola provò a mettere mano alla difesa sui calci da fermo. Dalla zona si passava alla marcatura a uomo, viste le clamorose amnesie su palle inattive della retroguardia della Fiorentina. Nelle 10 giornate di gestione Pioli, infatti, la Fiorentina aveva incassato 16 gol (peggior difesa del campionato) di cui 6 su palla inattiva. 

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Nonostante il cambiamento, pronti via la Fiorentina incassò due reti da calcio da fermo, tra la linea del fuorigioco non tenuta sul gol di Ostigaard e la dormita collettiva sul gol di Colombo. Il conto, dunque, salì subito a 8 gol presi da fermo sui 18 totali. Un girone più tardi, nonostante qualcosa in linea generale sia cambiata (media punti, gol subiti e fatti), i gol incassati dalla Fiorentina su palla inattiva continuano a fioccare. 

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A Roma ne è arrivato un altro, il quindicesimo del campionato. Peggio della Fiorentina ha fatto solamente il Verona in Serie A. Dinamica del gol di Mancini più o meno identica a quella che portò al gol di Cristante all’andata. A Lecce era successo più o meno lo stesso sul gol del pari dei salentini. 

Prima di Marassi la Fiorentina aveva un conteggio di reti al passivo di 16 gol in 10 giornate. Oggi siamo a 49 in 35. Dagli 1,6 gol subiti con Pioli, dunque, si è passati ai 33 presi con Vanoli in 25 partite, ovvero 1,32 di media a partita. Progressi? Sì, ma neanche poi così tanti. Il tutto nonostante Vanoli sia specialista della fase difensiva, visto che si occupava proprio di questo da collaboratore di Conte. Ed è qui che entrano in gioco i limiti dei singoli.

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SINGOLI. Vanoli ha cambiato modulo passando alla difesa a quattro, alternato coppie di centrali e cambiato input ai propri calciatori sulle palle inattive. Ma il problema sembra essere altrove. L’errore di Comuzzo sul gol di Pisilli è un copia e incolla di quello col Palace di Sarr. Pongracic non ha mai visto Malen, come già varie volte successo quando il livello dell’avversario si alza (col Napoli, ad esempio, andata e ritorno), Ranieri ci ha messo la solita grinta, ma anche i soliti limiti. Rugani, a questo giro, non ha giocato, ma anche lui era apparso subito in difficoltà sui piazzati a Udine. In tutto ciò, al netto degli almeno due miracoli fatti da De Gea, c’è anche il tema delle uscite del portiere viola. Svilar, ad esempio, è apparso di tutt’altro tenore in quel fondamentale. E dire che, l’anno scorso, con Palladino, il quartetto Dodo, Pongracic, Ranieri, Gosens funzionava alla grandissima in fase difensiva. Anche Comuzzo, a inizio stagione, fece così bene da conquistarsi anche una convocazione in Nazionale maggiore. Certo, c’era Pablo Marì (ironico), c’era un altro centrocampo e una filosofia di gioco chiara: blocco basso e ripartenze. Tuttavia, per la valanga di reti subite quest’anno, con due tecnici, due moduli e due modi di difendere diversi (soprattutto sulle palle da fermo), le colpe non possono essere attribuite solamente all’allenatore. 

FUTURO. E qui entra in gioco Paratici. Deve entrare in gioco Paratici. La retroguardia della Fiorentina è da rifare quasi in toto, almeno nei pilastri. Del pacchetto dei centrali solamente Pongracic ha dimostrato dimestichezza coi piedi, ma anche il croato ha evidenziato limiti in fase difensiva. Comuzzo ha fatto una stagione orrenda, forse per questioni di insicurezza, vista la giovane età e l’essere stato al centro di trattative di mercato da 35-40 milioni con proposte d’ingaggio monstre (soprattutto dall’Arabia). Ranieri ha prima perso il posto, poi la fascia di capitano, poi si è ripreso il posto ma non la fascia, ma quel rendimento che lo aveva portato a diventare titolare e capitano della Fiorentina, fatto di dedizione e concentrazione massima, sono solamente un lontano ricordo. Poi c’è la questione modulo. Se la Fiorentina dovesse ripartire con una difesa a quattro, anche i terzini andrebbero valutati. Dodo ha evidenziato limiti difensivi notevoli, mentre Gosens non ha mai ripetuto quello che aveva fatto di buono (anche da terzino) l’anno scorso. Chi sta lottando oggi per l’Europa ha incassato 20 gol in meno della Fiorentina di quest’anno. L’anno scorso la squadra di Palladino chiuse con 41 reti al passivo, sesto dato (come il sesto posto ottenuto), quest’anno rischiano di essere oltre 13-14 in più. Si deve ripartire da lì. E non solo, ovviamente. 


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