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Zazzaroni sul CorSport: «Vanoli ha le scatole piene di sentirsi in discussione. Paratici...»

Il ciclone Mandrandour sui destini di Fiorentina, Juve, Milan e Roma. Un risultato che può cambiare tutto

«La cultura della vittoria», titola un editoriale di Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Domenica 17 maggio, Torino, ore 11 e 59. Spalletti ha rinnovato da poco ma è ugualmente preoccupato perché sa che se la squadra va sotto ci resta. Comolli è tranquillo, sua moglie pure, John Elkann ha un problema in meno, il tifoso della Juve è comunque soddisfatto: qualche milione arriverà dalla Champions e Bernardo Silva potrebbe aggiungersi presto. 

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VIOLA. Domenica 17 maggio, Torino, ore 11 e 59. Vanoli ne ha le scatole piene di sentirsi in discussione, teme la grandinata, l’ombra di Grosso si è allungata su di lui da settimane. Paratici, che vorrebbe confermarlo, spera che in qualche modo Paolo si aiuti da sé. 

MILAN. Domenica 17 maggio, Genova, ore 11 e 59. Allegri è pronto ad andarsene: il quinto posto gli garantisce l’Europa League e l’esonero. Tare vorrebbe menare qualcuno, Max lo trattiene: «Hai famiglia». Pensa ai soldi. A Cardinale girano, e girano anche a Furlani che non ha gradito l’articolo della Colombo. Ibra ha appena comunicato al settore giovanile che la prossima stagione rientrerà e che le direttive le prenderanno da Moncada.

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DAL 2-0. Domenica 17 maggio, intorno alle 14 a Torino, Genova, Parma e Roma. Il ciclone Mandrandour s’è appena abbattuto sull’Allianz Stadium, mentre a Genova i Tare Boys hanno cambiato il corso della storia. Spalletti adesso è in discussione e vuole parlare con John perché Comolli è più traballante di lui, qualcuno ha addirittura il coraggio di criticare Yildiz che da settimane gioca con un’infiammazione al ginocchio; Allegri è di nuovo terzo e può decidere se riammettere, o meno, Ibra nello spogliatoio oppure salutare. Vanoli si autoconferma, Paratici non esulta per rispetto dell’ex squadra, Giuntoli è fermo all’autogrill tra Milano e Bergamo; Gasperini balla il reggaeton con Mancini. È bastato un 2-0 inatteso per far saltare il banco. È la cultura della vittoria in Italia dove un solo risultato può cambiare i destini di grandi professionisti e l’umore ad alcuni opinionisti, gli Ossessionados.

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