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Women’s, Katia Serra: “Ora serve il professionismo. I soldi ci sono, serve la politica”

Katia Serra sul tema professionismo del calcio femminile: “Finora si era sostenuto che il professionismo avesse costi troppi alti, l’emendamento risolve la sostenibilità economica”

Parla così Katia Serra, responsabile del settore calcio femminile all’interno dell’Assocalciatore, a Tuttosport:

SUL CAMPIONATONon è un caso che la Juve abbia staccato le avversarie, giocare insieme da anni fa la differenza.

Quando è nata nel 2017 è partita dalle migliori, non c’è stato bisogno di stravolgere: la continuità tecnica della squadra e di chi allena è fondamentale. C’è grande equilibrio, per il secondo posto sarà lotta tra Milan, Fiorentina e Roma.

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Ma è un torneo in cui si può perdere punti con tutti: lo ha dimostrato la Florentia con Milan e Roma. Le fasce sono delineate per obiettivi, però tutte giocano alla morte e crescono molto. Penso al Sassuolo”.  

LEGGE STABILITA’ E PROFESSIONISMO Finora si era sostenuto che il professionismo avesse costi troppi alti, l’emendamento risolve la sostenibilità economica perché, per i primi tre anni, i contributi previdenziali e assistenziali non sono a carico dei club ma del fondo entrato nella legge.

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L’emendamento è positivo perché risolve la parte economica, visto che sono stati stanziati 11 milioni di euro che assolvono i costi del professionismo, e mette pressione sulle federazioni. Ma se ci fermiamo a questo passo, resta un cantiere.

I soldi ci sono, non si possono trovare altre scuse per non andare avanti. Non possono restare lì, lo stato vuole che vengano utilizzati. Se le due strade di prima non sono percorribili, lavoriamo anche sul collegato sport, che prevede un percorso parlamentare in cui entrano in gioco tutti, cercando di evitare un ibrido dilettanti-professionismo”.

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Solo questione di soldi? “No, è soprattutto uno questione di status a doppia tutela: per le giocatrici e per le società, che vedono garantito un loro patrimonio”.

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