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Un girone fa la più bella Fiorentina dell’anno. Iachini cerca continuità e segnali di ulteriore crescita. Al Franchi torna Pioli.

Contro il Milan Beppe Iachini cerca punti pesanti ed una serata speciale, di quelle da ricordare. Come all’andata. E torna al Franchi l’amico Stefano Pioli

ALL’ANDATA. Un girone dopo, di quella Fiorentina che incantò a San Siro passeggiando sul Milan, è rimasto poco, se non nulla. Non c’è (ancora) Ribery, che in quella partita si prese copertine in mezza Europa e che sarà out almeno per un altro mese.

Non c’è neanche Montella da una parte, e Giampaolo dall’altra.

Le idee di bel gioco con cui erano partite Milan e Fiorentina sono state spazzate via dall’esigenza di praticità e punti. Quella che Pioli da una parte e Iachini dall’altra hanno portato. Con risultati più o meno positivi a seconda di quello che ci si aspettava.

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In rossonero c’è un Rebic meno fantasma di 19 giornate fa e che improvvisamente ha trovato una continuità sotto porta che mai aveva avuto in carriera, ed un Ibrahimovic in più.

In viola c’è un Vlahovic più maturo ed un Duncan in più che è pronto a confermare quanto di buono fatto vedere a Marassi.

VINCERE. La stessa cosa che c’era un girone fa è l’ambizione di Commisso. Perché che sia nel nuovo o nel vecchio mondo, il patron viola non cambia registro: vuole vincere.

E per farlo ha già superato i 300 milioni di investimenti tra acquisto del club, centro sportivo e campagna acquisti (soprattutto a gennaio). E la sensazione è che l’anno prossimo il salto di qualità sia cosa reale più che solo un’idea.

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COL MILAN VALE DI PIU’. Di fronte proprio il Milan al quale Rocco si era avvicinato senza riuscire a fare passi in avanti quando la proprietà cinese sparì senza dare risposte e rendendo impossibile ulteriori approfondimenti da parte del tycoon italoamericano.

Per fortuna della Fiorentina, visto che nello stesso periodo i Della Valle decisero di riaprire i canali della vendita del club viola. E battere il Milan, per Commisso, vale di più. Così come vale di più per chi non si è dimenticato quella Champions sfumata in extremis nell’anno del ‘rigore per il Milan’, e quell’accesso all’Europa League sfumato per decisione del Tas.

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La vendetta si sa, è un piatto che va servito freddo.

UNA SERATA DA RICORDARE. E se all’andata Commisso si è regalato una serata di quelle che difficilmente si dimenticano, adesso ci vuol provare anche Iachini. Dopo la cinquina di Marassi ancor di più.

Perché ancor prima che finisse la partita di domenica scorsa il tecnico viola pensava già a quella successiva. E lo fa in ogni occasione, così come in ogni allenamento cerca di risolvere in modo maniacale ogni singoli aspetto.

Collettivo, mentale, e individuale. Non è un caso se con la sua gestione Chiesa sia tornato in forma e sorridente, oltre che decisivo. Ma anche Lirola, o Vlahovic. “Voliamo bassi, deve pensare a lavorare” è il mantra del mister gigliato sul classe 2000 viola che continua a crescere.

Iachini lo sa, perché vive il calcio dagli anni ’80, e di giovani che sembravano fenomeni e che si son persi ne ha visti a centinaia.

CONTINUITA’. Per regalarsi una serata da ricordare Iachini cerca dunque continuità. La classifica è ancora precaria.

E tornare ad esultare dinanzi al proprio pubblico è quasi una smania per il mister viola. Il successo interno manca da oltre un mese. Ed era Coppa Italia, contro l’Atalanta. E fin qui, in casa, la Fiorentina ha sempre o quasi giocato partite bruttissime, anche quando ha battuto la Spal o ha pareggiato col Genoa, mentre in trasferta ha offerto prestazioni eccellenti come contro Samp e Napoli.

E a questo giro, Iachini, vuole riuscire a fare punti e gioco anche tra le mura amiche.

TORNA PIOLI. Di fronte il Milan di Pioli. L’ex tecnico viola torna al Franchi per la prima volta da quando ad aprile rassegnò le dimissioni e lasciò la Fiorentina al suo destino dopo una serie di comunicati vergognosi da parte della vecchia gestione.

E così come allora, anche adesso si prenderà gli applausi di un popolo che non dimentica. Non chissà quali risultati sportivi, anzi. Ma doti umane fuori dal comune che hanno lasciato il segno.

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