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Tutti dietro e palla lunga: Montella sceglie il catenaccio. Possesso al 30%

E' una sfida di geometria. L’ingegner Montella da una parte e l’architetto Sousa dall’altra. Il primo ordina ai suoi ragazzi di restare «corti» e «larghi», in modo da aiutare le sue frecce, cioè Suso e Deulofeu, ad arrivare facilmente all’uno contro uno con il diretto avversario.

L’allenatore portoghese, invece, chiede ai suoi centrocampisti di occupare la mediana, di piantare le tende lì in mezzo e cercare di governare la manovra con un fitto palleggio. Il Milan sfonda sull’esterno, dunque, mentre la Fiorentina sceglie le zolle centrali.

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I piani tattici sono chiari, non sempre tuttavia le qualità tecniche degli interpreti sono all’altezza: vedendo Montella e Paulo Sousa davanti alle panchine, diciamo la verità, viene un po’ di nostalgia pensando ai guizzi dell’Aeroplanino e ai lanci illuminanti del portoghese.

A San Siro, purtroppo per gli spettatori di oggi, non si vedono queste raffinatezze: pochi dribbling, poche invenzioni, pochi lampi, tanti, troppi errori.

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TOCCHI SBALLATI Il Milan vince, ma se non ci si vuole fermare soltanto al risultato è giusto sottolineare come i rossoneri portino a casa i tre punti con una condotta di gara decisamente rinunciataria.

Una volta, quello applicato dal Milan contro la Fiorentina, si chiamava catenaccio. Tutti chiusi a protezione dell’area di rigore e, quando si riesce a riconquistare il pallone, lancio lungo sperando che qualche attaccante vada a prenderlo.

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Idee poche, e quelle poche sono pure confuse. Il baricentro dei rossoneri risulta «molto basso»: fermo a 46,2 metri, cioè ben al di sotto della metà campo. Ciò significa che il Milan, soprattutto nella ripresa, ha aspettato gli avversari e ha rinunciato ad attaccarli.

Ne è testimonianza il dato sul possesso-palla: 38,4 per cento di media quello del Milan, ma nel secondo tempo si abbassa addirittura al 30 per cento. Un altro aspetto da analizzare riguarda la precisione negli appoggi, che è figlia dell’attenzione, delle capacità tecniche e pure della bravura nell’azione di smarcamento.

Il Milan effettua complessivamente 371 passaggi e la precisione si ferma al 79 per cento: molto bassa. Vuol dire che quasi mai la squadra di Montella, grazie al fraseggio e ai tocchi ravvicinati, riesce a uscire dalla propria metà campo per impostare una manovra pericolosa.

CAMBIO Con italica saggezza Montella, rendendosi conto delle difficoltà dei suoi ragazzi, decide di tirar su la coperta e metterci sotto la testa: fuori Deulofeu e dentro Zapata, siamo al 28’ del secondo tempo, immediato passaggio dalla difesa a quattro alla difesa a cinque (tre centrali più due laterali).

Ovvio il messaggio trasmesso alla squadra: difendiamo il risultato e non pensiamo più a fare gioco. D’altronde, alternative non ce ne sono, perché Suso non è in grandissima serata, perché il centrocampo della Fiorentina ha ormai preso il sopravvento, e perché Bacca, là davanti, è una specie di fantasma.

Il colombiano tocca soltanto 22 palloni in tutta la partita: una miseria. Al Milan manca il suo contributo in termini offensivi, ma anche in fase di contenimento. Cosa che, ad esempio, garantisce uno come Kalinic, sempre pronto a scattare e fare a sportellate contro l’intera retroguardia rossonera.

Impegno che, tuttavia, non viene premiato.

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