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Toni: «L'Italia stasera deve fare... l'Italia. Punto su Kean, adesso è in forma»

L'ex centravanti viola in vista dello spareggio mondiale di stasera: «Dzeko? Dovremo marcarlo con attenzione»

Stasera scatta l'ora decisiva: l'Italia si gioca la qualificazione ai Mondiali di giugno in Bosnia. In vista della cruciale partita di Zenica, La Gazzetta dello Sport ha raggiunto per un'intervista Luca Toni. L'ex centravanti della Fiorentina la Coppa del mondo non l'ha solo giocata, l'ha anche vinta.

Toni, che partita si aspetta? «Non facile, perché tutta l'Italia l'aspetta da anni. Dopo due Mondiali saltati, i tifosi azzurri la prossima estate vogliono vedere la loro squadra in America, Canada e Messico. Giocheremo contro una Bosnia tosta, che ha battuto il Galles e per vincere bisognerà... fare l'Italia».

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Come va gestita la pressione? «Quando indossi la maglia delI'Italia rappresenti una delle nazionali più importanti nel mondo ed è normale che ci sia pressione. L'importante è non farsi travolgere e pensare al campo».

Match come questi le piacevano? «Molto. Un calciatore vive per ascoltare l'inno prima dell'ini-zio di partite così, per essere protagonista e vincerle».

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Insieme a Gattuso avete vissuto il Mondiale 2006. Come erano le vigilie di Rino? «Era uno dei più agitati. Adesso, essendo il capo branco, anche se la sente più degli altri, dovrà mascherare la tensione. Sa cosa vuol dire giocare queste partite e, nonostante sia una persona vera e istintiva, cercherà di tranquillizzare i suoi uomini».

Kean può essere decisivo? «A me piace. Adesso lo vedo più in forma rispetto a qualche settimana fa e viene da una bella partita con l'Irlanda del Nord. È giusto puntare su di lui».

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Retegui invece ha faticato. «Per un centravanti è importante avere le occasioni e toccare la palla in area avversaria. Lui lo ha fatto anche se forse poteva proteggere meglio la palla. In Nazionale ha mostrato di sapere come si fa gol».

A Bergamo quando è entrato Esposito la squadra è sembrata più in palla. Concorda? «Con le sue caratteriste Pio è ideale sia per entrare se dovessimo andare sotto, un'eventualità che certo non mi auguro, sia per partire titolare. Sono sicuro che sarà della partita perché è in forma e psicologicamente è carico dopo i gol segnati con l'Inter. Può darci una bella mano».

E poi c'è Raspadori. «Raspadori è molto diverso rispetto a Kean, Retegui ed Esposito e può essere utile per creare la superiorità numerica con il suo dribbling».

Nella Bosnia invece il principale pericolo è Dzeko. «Dzeko è uno di qualità, un bomber che di gare importanti ne ha fatte molte. Dovremo marcarlo con attenzione: in incontri così non conta solo l'aspetto fisico, ma anche quello mentale. Ha 40 anni però è un leader e in Galles ha segnato...».

Se per motivarli dovesse dire agli azzurri cosa li aspetta al Mondiale, che parole userebbe? «Vestire la maglia dell'Italia è magico e farlo al Mondiale è ancora più speciale. Non abbiamo giocato le ultime due edizioni ed è il momento di interrompere la tradizione negativa. Magari non vinceremo la Coppa del mondo, ma almeno partecipare deve tornare a essere una routine. Quindi dico: "Forza azzurri, potete farcela". La Bosnia non va sottovalutata, ma dobbiamo batterla».


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