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Tanta voglia di gol: Thereau e Simeone non hanno ancora segnato al Franchi

Casa dolce casa. Si, ma fino ad un certo punto. Anzi. Per ora, a quei due, l’aria di viale Fanti non ha portato benissimo. Semmai, per Giovanni Simeone e Cyril Thereau, bisognerebbe giocare sempre a Verona. Due partite, al Bentegodi, e tre gol.

Due per il Cholito, e una per il francese. Stop. Eppure, quando parlano del Franchi, ad entrambi si illuminano gli occhi. E pazienza se ancora nelle gare giocate davanti ai propri tifosi non son riusciti a segnare. Un’astinenza che li accomuna, e che li vede protagonisti dello stesso “sogno”.

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«Voglio segnare nel nostro stadio», ha detto l’argentino. «Sogno un gol sotto la Fiesole », aveva invece raccontato il francese. Il “vecchio” e il “bambino”. L’allievo, e il maestro. Uniti. Alla ricerca dello stesso obiettivo.

Anche domenica infatti, contro l’Udinese, Stefano Pioli dovrebbe ripartire da loro. Una coppia che il tecnico non ha nessuna intenzione di rompere. Questione di feeling. E di caratteristiche.

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Basta ripensare, tanto per non andare troppo indietro, alla rete dello 0-1 segnata dal Cholito al Chievo.

Cross del francese, e incornata del bomberino. Perfetta sintesi di quello che l’allenatore vuole dai suoi attaccanti. Movimento, sia incontro al pallone che in profondità, scambi, e aggressione dell’area di rigore. Peccato che, fino ad oggi, non se ne siano viste moltissime di azioni così.

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«Ma io non mi sento solo e credo che partita dopo partita i miglioramenti si siano visti e si continueranno a vedere», ha sottolineato Simeone. «Vedo progressi ogni giorno — ha confermato Thereau — e sono convinto che potremo fare grandi cose».

È uno dei saggi del gruppo, il francese. Uno che, insieme ad Astori e Badelj, in questo momento è chiamato a caricarsi i ragazzi sulle spalle. Lui lo sa, e non ha paura. Del resto, quando Pioli lo ha chiamato per convincerlo ad accettare la proposta di Corvino, non ci ha pensato un attimo.

Ha fatto saltare la trattativa (avviatissima) con la Sampdoria ed è volato a Firenze. «Non per fare il maestro », sottolineò lui stesso, ma per dare una mano sì. «Se ci sarà bisogno di spiegare ai giovani cosa significhi giocare in Serie A lo farò volentieri», disse.

Ecco perché ad esempio, dopo la partita persa col Chievo, non ha avuto problemi nel contraddire il suo giovane compagno di reparto. «Eravamo deconcentrati», aveva detto a caldo Simeone. «Non direi», la replica di Cyril. Punti di vista diversi ma, e torniamo al punto di partenza, stesso orizzonte.

Anche perché i due si stimano. E parecchio. «Mai visto uno della sua età lavorare con tanta umiltà» ha infatti ammesso il francese. Bastone, e carota.

Con i giovani allievi si deve far così. Quella di domenica, tra l’altro, per Thereau sarà una partita particolare.

Una partita da ex. L’occasione buona per far ricredere Del Neri che ha contribuito in prima persona alla sua cessione. Voleva un attaccante diverso. Un centravanti vero. Di peso. E così, fuori il francese e dentro Maxi Lopez.

Un argentino. Come il Cholito. Altra chiave di lettura di una sfida delicatissima. Uno (l’attaccante bianconero) a caccia di conferme dopo la doppietta segnata alla Samp. L’altro, il viola, in cerca del secondo gol consecutivo dopo quello (inutile) col Chievo e, soprattutto, del primo sigillo al Franchi.

«Non ho pensato ad un’esultanza particolare anche perché quando segno poi non riesco a contenermi e lascio soltanto esplodere tutta la mia gioia». Non vede l’ora, Giovanni. E poi Thereau. Lui si, che sa come esultare. Il gesto di sempre, e una dedica speciale per il figlio Solal, che lo guarderà dalla tribuna.

Giò e Cyril. Insieme verso lo stesso sogno. Un gol, il primo, sotto la Fiesole. Per scoprire l’effetto che fa, e non smettere più.

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