Sulle ali per la vittoria: Parisi e Dodo, più Gudmundsson. Così gli esterni tornano decisivi
Da rinnegate e nuove necessità, ora la Fiorentina torna a poggiarsi sulle proprie ali. Aspettando Solomon
La coppa Ali della Vittoria era un trofeo assegnato fino a qualche anno fa alla vincente della Serie B. Ma se la Fiorentina si è voluta prendere un discreto vantaggio proprio dallo spettro di quel campionato cadetto, la vittoria di Cremona ha proprio il simbolo delle ali. Intese come esterni. A destra, soprattutto, ma con chiusura a sinistra. Parisi e Dodo hanno fatto a fette Floriani Mussolini, Barbieri e compagni. Gudmundsson ha ricamato il poker che ha chiuso ogni discorso.
DI NUOVO LE ALI. Finalmente gli esterni sono diventati decisivi. Un tema assai caro da queste parti. C'era un tempo, fino a un anno fa di questi periodi, in cui le ali erano considerate fondamentali. Soprattutto gli anni di Italiano in panchina, in realtà, quando il mister ne chiedeva a ripetizione salvo provare a trarre il massimo da gente come Ikoné, Kouame, Sottil o il super Saponara. Ma era soprattutto Gonzalez a fare spesso la differenza. Poi con Palladino le cose sono cambiate, e in estate la società aveva venduto tutti gli esterni alti per consegnare a Pioli (che pure in carriera le cose migliori le aveva fatte con le ali) una squadra da 3-5-2 e similari. Uno dei tanti errori originari di questa stagione disgraziata. Con Vanoli, a gennaio, il dietrofront. Dentro Solomon ed Harrison, soprattutto però l'intuizione Parisi alto a destra e il rilancio di Dodo. Con Gudmundsson spostato dal centro a sinistra. Così sta ripartendo la Fiorentina.
DA DESTRA A SINISTRA. E così la Fiorentina ha soprattutto fatto la voce grossa a Cremona. Finalmente non ha sbagliato una partita da non sbagliare assolutamente, la squadra di Vanoli. Obiettivo centrato grazie alle ali. Il primo gol di Parisi è stato il coronamento di un percorso partito a dicembre contro l'Udinese. Punto, finto, tiro con il piede debole. Tutto molto bello. Da sinistra, invece, è arrivato l'assist di Gosens per il bel taglio di Piccoli: il tedesco è un altro che sta provando a riscrivere un finale diverso dopo un'annata complicatissima.
FRECCIA. Ma è sempre a destra che la Fiorentina ha fatto la differenza. Dodo ha ritrovato quello strapotere fisico, quella convinzione e quella brillantezza che sono mancati per mesi. Anche perché la testa non girava a dovere evidentemente. Ma quella progressione che ha fatto cadere il 'povero' Floriani Mussolini, quel tocco di suola che ha mandato al bar difensore e portiere, quel tocco facile facile a porta sguarnita, ha riappacificato con il senso del calcio. Un senso troppe volte perduto da queste parti. Da lì il brasiliano ha continuato a sgasare, come ai bei tempi, fino alla fine. Sorrisi da ripetere nelle prossime gare, perché non ci si può mica fermare qui.
SENZA PERDERSI. Infine Gudmundsson. Perché anche lui si è in fondo 'riciclato' ala. Un motivo tattico che racchiude la necessità di farlo 'perdere' meno per il campo, come ha spiegato pochi giorni fa Vanoli: da trequartista l'islandese era solito abbassarsi troppo per prendere il pallone, come visto tante volte con Pioli ma anche l'anno scorso con Palladino. A sinistra invece quegli spazi se li può prendere dalla fascia per puntare area e avversario. Lo fa ancora a tratti, a volte non in maniera convinta, ma la semplicità con cui ha tagliato il campo per il tris di Dodo e il tocco a giro a premiare il doppio tacco di Brescianini e Dodo sono state altre due cose belle in una serata da ricordare. E pazienza, mettiamola così, se la partita migliore della stagione non vale un guizzo per la zona Europa come negli ultimi anni, ma 'solo' un piccolo sprint per la salvezza. Questa era la necessità, questo era l'appuntamento da non sbagliare. «Ci siamo meritati di essere lì», dice Mandragora, ed è la verità più grande. Ora si salvi chi può, grazie anche ali ritrovate (in attesa di Solomon). E poi chissà che la Conference non possa regalare un finale di stagione inaspettato.
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