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Simonelli: «Stop ai derby a fine stagione». Il 5 giugno a Parma il nuovo calendario

Il presidente della Lega Serie A: «Inseriremo un parametro nella compilazione per evitare che capitino nel finale. Gli scontri di Torino? Surreale che una parte di tifosi si arroghi il diritto di decidere se giocare una partita»

I derby della discordia: quello di Roma, finito al centro di un braccio di ferro istituzionale per la contemporaneità con la finale degli Internazionali d’Italia al Foro Italico. E quello di Torino, andato in scena all’ultima giornata e iniziato con oltre un’ora di ritardo dopo il grave malore di un tifoso juventino coinvolto negli scontri tra ultras fuori dallo stadio. Un episodio drammatico che, tra l’altro, ha fatto saltare la contemporaneità delle partite decisive per la Champions League. Un caos calendario che non sarebbe dovuto accadere e che la Lega vuole evitare di rivivere. Così ora si prova a correre ai ripari in vista della prossima stagione. Il presidente della Serie A, Ezio Simonelli, ospite di Radio Anch’Io Sport su Radio1, ha ammesso che dal prossimo anno si proverà a evitare le stracittadine nelle ultime giornate: «È una cosa di cui dovremo tenere conto nel dare le oltre 400 variabili a chi crea il calendario. Ci sono aspetti sportivi e non sportivi, sicuramente inseriremo un parametro per evitarli a fine stagione. Ma la perfezione non è di questo mondo». In programma resta per il 5 giugno al Teatro Regio di Parma la compilazione del prossimo calendario di Serie A.

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DERBY. Simonelli è tornato nello specifico sulla sovrapposizione di Roma-Lazio con la finale degli Internazionali. Una corrispondenza annunciata, ma non prevista, quantomeno nello stilare il calendario, e che aveva dato il via a un acceso confronto tra Lega, Prefettura e Questura: «Avere il derby in contemporanea con gli Internazionali ha creato qualche problema, poi risolto. Abbiamo fatto un piccolo gesto anticipando alle 12, anche per rasserenare gli animi».  Più duro il commento del presidente sui fatti di Torino: «Dispiace che un branco di teppisti e delinquenti possa rovinare il campionato, detto questo solidarietà al tifoso ferito e alle forze dell'ordine a cui va il ringraziamento anche per come hanno garantito l'ordine pubblico». Poi l’affondo sul peso delle curve: «Surreale che una parte minoritaria di tifosi si arroghi il diritto di decidere se una partita si può o non si può giocare. Non ho mai capito la sudditanza psicologica che società e giocatori hanno nei confronti dei tifosi delle curve. I tifosi sono quelli di tutto lo stadio. Non solo quelli delle curve, è una cosa che a me non piace», riporta Gazzetta.it.

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