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Serie A, riprendono i litigi: tensioni fra i club, alcuni non vogliono ricominciare

In attesa delle decisioni del governo, il calcio torna a litigare. All’esterno, basti ricordare la tensione sempre alta tra Figc e Coni, confermata anche dall’ultimo botta e risposta. Ma anche all’interno, visto che nella riunione di ieri tra i club di Serie A i toni hanno ripreso ad alzarsi, come non era avvenuto invece nell’assemblea di lunedì

Come premesso, in queste ore il protocollo per la ripresa degli allenamenti preparato dalla commissione medico-scientifica della Figc è al vaglio del governo, che poi, secondo quanto annunciato da Malagò, lunedì riceverà quelli redatti dal Coni, a seconda delle varie tipologie di sport.

«Grazie al Politecnico di Torino, abbiamo integrato il lavoro della Federazione medico-sportiva, ovvero i nostri interlocutori istituzionali, con le istanze di federazioni, discipline sportive. Qualcosa da dire al calcio italiano?

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No, quello che dovevo dire l'ho detto e penso di averlo fatto anche con molto rispetto», ha spiegato a “Radio Due” il numero uno del Coni. Già, ma allora quale protocollo prevarrà sull’altro, visto che proprio questo sembra essere uno dei motivi del contendere?

Del resto, anche tra la federazione medico-sportiva e la commissione medico-scientifica della Figc si è aperta la partita tra chi abbia maggiore autorevolezza. Probabile che sia il governo a decretare il vincitore. Ma, in tutta risposta, da via Allegri fanno anche sapere che qualsiasi protocollo può andare bene, l’importante è raggiungere l’obiettivo finale, ovvero tornare in campo, riporta Il Corriere dello Sport.

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I club, nel frattempo si muovono.

E la maggioranza di quelli della Serie A ha individuato una serie di strutture su cui appoggiarsi per effettuare e analizzare i tamponi. Si tratta di centri privati, che quindi non andrebbero a interferire con quelli utilizzati per il resto della popolazione.

Già fatte anche le stime su quanto andranno a costare i controlli per il cosiddetto “gruppo squadra”.

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Una minoranza di società, invece, continua a insistere sul fatto che sia più opportuno non riprendere a giocare. Una decisione in questo senso la potrà prendere solo il governo, e non certo il calcio.

Ma intanto c’è chi agita le acque. E’ stato Cellino, ieri, a fare la voce grossa, tanto che Dal Pino non avrebbe gradito e si sarebbe più volte spazientito. Ma in generale si è trattato di una riunione accesa (anche perché in collegamento c’erano una sessantina di persone), tra gli interventi dei soliti Lotito, De Laurentiis e Preziosi.

(...)

Intanto, c’è anche da badare alla pratica. E così ieri sono stati affrontati argomenti più tecnici. Ad esempio, attraverso uno studio della Deloitte, come accedere agli aiuti emergenziali della Sace, la società controllata da Cassa Depositi e Prestiti, come previsto dal Decreto “Cura Italia”.

Al vaglio anche la disponibilità di alcuni fondi finanziari nel mettere a disposizione garanzie ponte, che andrebbero a sostenere quei club che si sono già fatti anticipare gli incassi dei diritti tv. Il rischio, infatti, è di non poter restituire quel denaro, se davvero le televisioni non dovessero pagare.

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