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Semplici torna 'a casa': panchina a rischio. In estate vicino ai viola, ma Rocco...

Il tecnico fiorentino torna al Franchi, che due anni fa gli tributò un bell'applauso. Punti salvezza in palio: poteva tornare in viola, ma Commisso confermò Montella.

La prima volta fu quel 15 aprile 2018, quando per la prima volta in A si presentò al Franchi da avversario con la sua Spal. Il popolo viola gli tributò un applauso tanto inatteso quanto sincero. Un 'bentornato' a casa, per Leonardo Semplici.

Nel 2011 Pantaleo Corvino lo aveva voluto con sé, affidandogli la panchina della Fiorentina Primavera. Rimase tre anni, prima di tentare l’avventura tra i professionisti. È andato alla Spal, e ne ha (ri)scritto la storia. Tre promozioni di fila, due salvezze di cui, la prima, semplicemente miracolosa, scrive il Corriere Fiorentino.

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POTEVA TORNARE. Non a caso, oggi, è uno dei tecnici più apprezzati, e seguiti, in Italia. Ci ha pensato la Sampdoria, lo ha cercato il Sassuolo. La stessa Fiorentina, non è un mistero, in più occasioni è stata tentata dal riportarlo a casa. «Sarebbe un sogno, il coronamento di una carriera», ha ripetuto lui più volte.

Un sogno che mai come l’estate scorsa stava per trasformarsi in realtà. Perché nella testa di Daniele Pradè, richiamato in viola da Commisso, c’erano due soluzioni possibili. Rolando Maran o, appunto, Leonardo Semplici. Perché nessuno come lui, secondo il diesse, sarebbe stato capace di unire la tifoseria dopo anni di spaccature, veleni e polemiche.

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Senso d’appartenenza, identità, attaccamento ai colori, competenza. L’uomo giusto, nel posto giusto, e nel momento giusto. PANCHINA IN BILICO. Come è andata, si sa. Rocco ha confermato Montella, e Semplici è rimasto sulla panchina della Spal per la sesta stagione consecutiva.

Una panchina che però, adesso, traballa. Ultimo in classifica, Semplici torna nella sua Firenze e si gioca «la vita». Costretto a mettere nei guai il suo grande amore pur di «salvare la pelle». È il calcio. Avversari, per un giorno, ma mai nemici.

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Vale per lui, e vale per i fiorentini pronti, anche oggi, a salutarlo con un grande applauso.

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