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Saponara-Sportiello, ma no al botto in difesa in chiusura. Pescara ultimo treno per l'Europa

Nessun botto, nessun colpo last minute. Un ultimo giorno chiuso ancora prima di iniziare, con Pantaleo Corvino e Carlos Freitas di ritorno a Firenze già nelle prime ore della mattina. Un ultimo giorno utile solo per aggiustare le trattative minori, da Diks a Gilberto, o per gettare le base per le acquisizioni di Giugno, come nel caso di Nzola della Virtus Francavilla.

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Del resto, lo stesso Corvino nella giornata di ieri era stato chiaro, affermando che "sarebbe stato difficile a Gennaio trovare difensori migliori di quelli che attualmente possiede in rosa la Fiorentina".

Convinzione, tattica, difesa?

Chissà. Ma al di là delle chiavi di lettura che uno può, e per certi versi, deve dare ancora una volta la sensazione che la coperta in difesa resti corta permane. Caceres è stata una suggestione, un'impennata di un umido Sabato sera di Gennaio.

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Troppo rischioso il quadro medico, troppo fresca forse anche la scottatura di Benalouane. E poi il nodo ingaggio, altro tema forse passato sotto osservazione ma per certi versi è risultato decisivo, alla fine dei giochi.

Il mercato di Gennaio ci lascia una carenza, quella difensiva, ma allo stesso tempo, arricchisce la Fiorentina, con le operazioni Sportiello e Saponara.

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Due capolavori, considerando la tempistica, l'acume, il valore tecnico, ma soprattutto le modalità di pagamento con le quali si è deciso di impostare le trattative.

I prestiti con riscatto a 18 mesi permettono da un lato di dilazionare il pagamento, ma dall'altro di avere un surplus tecnico a disposizione già da adesso.

Sportiello rappresenta l'identikit di portiere con cui intraprendere un percorso, Saponara la concretizzazione di un affare che troppo spesso aveva riempito le pagine di giornali o i dibattiti radiofonici ma che adesso arriva a compimento.

Un affare che soltanto sei mesi fa era inaccessibile per cifre e richieste.

Saponara e Sportiello sono la testimonianza comunque di un ritorno del Made in Italy nelle trattative di mercato e, soprattutto, nella rosa della Fiorentina.

La volontà di creare uno zoccolo duro, insieme a Chiesa-Bernardeschi-Astori italiano su cui innestare un nuovo ciclo.

Sì, perché l'altra sensazione che ci lascia questo mercato è quella che la Fiorentina stia arrivando alla fine di un percorso, almeno in gran parte dei suoi componenti.

Forse il termine rivoluzione è eccessivo, ma a Giugno diverse modifiche ci saranno: a partire da Gonzalo, per il quale il rinnovo è un capitolo chiuso con saldo negativo, per passare a Badelj, con buona pace di un agente che ha cercato offerte anche laddove le disponibilità economiche delle pretendenti non c'erano, e per finire a Kalinic.

Il rifiuto alla Cina è un atto di amore a Firenze e di riconoscenza alla Fiorentina che sottoscriviamo e appoggiamo con grande soddisfazione, consapevoli però che la risposta in estate potrebbe essere diversa, soprattutto se le chiamate dovessero venire dall'Inghilterra.

Discorsi però che appartengono al futuro, nel calcio termine troppo remoto per lasciarsi andare a previsioni.

Il presente, invece, parla di una gara a Pescara. Abbordabile sulla carta, visto l'avversario, il suo ruolino di marcia, la sua condizione. Tosta, se si considerano le assenze, tra squalificati(Bernardeschi e Astori), infortunati (Kalinic, Tatarusanu, Gonzalo), acciaccati, come Chiesa.

Paulo Sousa dovrà reinventare la difesa, priva di due suoi totem, lancerà nuovamente dal primo minuto Babacar e cercherà, come detto in conferenza stampa, di trasmettere concretezza a una squadra in alcuni casi sprecona.

In fondo, dall'Adriatico, al di là delle dichiarazioni di rito, passa forse uno degli ultimi treni per l'Europa.

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